Referendum costituzionale 22-23 marzo 2026 — I dati ora per ora dalla città e dal confronto nazionale
Gli italiani sono tornati alle urne per il quinto referendum costituzionale della loro storia, chiamati a pronunciarsi sulla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni — separazione delle carriere, doppio CSM e istituzione di un'Alta Corte disciplinare. E i dati che arrivano dai seggi parlano chiaro: questa volta i cittadini ci sono. Torino inclusa, anzi forse più degli altri.
Il boom nazionale che nessuno si aspettava
Alle 12 la partecipazione si è attestata al 14,9%, alle 19 è salita quasi al 39%, e alle 23 ha raggiunto il 46,07%. Un risultato che, a referendum ancora aperto — le urne restano accessibili lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15 — supera già ogni altro precedente referendario del nuovo millennio con doppia giornata di voto.
Il confronto storico è illuminante. Al referendum del 2001 sulla riforma del Titolo V l'affluenza alle 19 era stata al 23,9%; a quello sulla devolution del 2006 alle 19 aveva votato il 22,4%. Alle 23 del precedente referendum costituzionale del 2020 per la riduzione del numero dei parlamentari aveva votato il 39,37%. Stavolta, già alla chiusura dei seggi domenicale, si è abbondantemente superata quella soglia.
La partecipazione ha superato di oltre 7 punti quella del referendum del 2025. Per chi ricorda lo scorso giugno — quando cinque quesiti su lavoro e cittadinanza non raggiunsero il quorum fermandosi al 29,83% — il salto è netto.
La geografia del voto: il Nord traina, il Sud insegue
A trainare la partecipazione sono soprattutto le regioni del Nord: Emilia-Romagna prima con il 19,44% già alle 12, seguita da Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Liguria. Con il 46,3% alle 19, l'Emilia-Romagna si conferma in testa, mentre la maglia nera va alla Sicilia con il 28,7%.
Nelle grandi città il dato delle 19 è alto: Milano al 45,7%, Roma al 44%, Genova al 43%, Torino al 40,2%. Più staccate Palermo al 33,6% e Napoli al 31%.
Torino: quasi cinquanta per cento già domenica sera
Il capoluogo piemontese si distingue per una progressione costante e sostenuta nel corso della giornata. Alle 12 a Torino hanno votato 67.883 su 631.560 aventi diritto, pari al 10,75%. Nella precedente tornata referendaria del giugno 2025 l'affluenza alle 12 era stata del 9,61%.
Il pomeriggio ha visto un'accelerazione significativa: alle 19 l'affluenza nei seggi torinesi è stata del 40,15%, mentre nell'ultima consultazione referendaria del 2025 il dato alla stessa ora era del 23,4%. Un balzo di quasi 17 punti.
Alle 23 l'affluenza a Torino ha raggiunto il 49,94%, con 315.386 votanti su 631.560. Nell'ultima consultazione referendaria abrogativa del giugno 2025 l'affluenza alle 23 era stata del 32,2%, e nel precedente referendum costituzionale del 2020 si era fermata al 36,97%.
Il sindaco Stefano Lo Russo aveva dato il buon esempio: si era recato al seggio nella scuola primaria Montale di via Ada Negri alle 10 del mattino.
Piemonte: provincia per provincia
L'affluenza in Piemonte alle 19 si è attestata al 41,57%. Guardando le province: Alessandria al 41,89%, Asti al 40,56%, Biella al 42,32%, Cuneo al 42,20%, Novara al 42,85%, Torino provincia al 41,14%, Verbano-Cusio-Ossola al 42,19%, Vercelli al 41,50%. Un quadro uniforme, con la provincia capoluogo leggermente sotto la media regionale, compensata però dall'altissima affluenza del comune di Torino.
Perché questa volta è diverso
Gli ultimi sondaggi avevano dato il No in vantaggio, ma la maggior parte degli analisti segnalava che un'affluenza superiore al 50% avrebbe potuto favorire il Sì, poiché l'elettorato di centrosinistra appariva più mobilitato.
Secondo il modello di stima di Yoodata, con il dato delle 12 già al 14,9%, era probabile che l'affluenza finale si attestasse attorno al 60%. Un traguardo che, se confermato dal dato definitivo delle 15 di lunedì, rappresenterebbe un risultato storico per i referendum a due giornate.
Fra i commentatori politici c'è chi parla di una situazione imprevedibile nei sondaggi, ma una considerazione è condivisa: con un'affluenza così alta, non sarà possibile sminuire le conseguenze politiche del voto — vittoria o sconfitta per il governo, e indicatore per le prossime politiche.
Il dato definitivo alle 15
Le operazioni di scrutinio inizieranno nel pomeriggio di lunedì 23 marzo, a urne chiuse. Torino, con quasi la metà dei suoi elettori già alle urne domenica sera, sembra intenzionata a dire la sua con forza su una riforma che ridisegna l'assetto della magistratura italiana. Che vinca il Sì o il No, questa tornata referendaria segna comunque un punto di svolta: la partecipazione democratica, dopo anni di astensionismo crescente, ha mostrato di poter tornare protagonista.
Articolo aggiornato con i dati della prima giornata di voto (domenica 22 marzo 2026). Il dato definitivo arriverà dopo la chiusura dei seggi lunedì 23 marzo alle 15.
