Il Presidente Emerito dell'Albania Bamir Topi al Seminario Rotary di Torino organizzato alla SAA - School of Management - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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lunedì 23 marzo 2026

Il Presidente Emerito dell'Albania Bamir Topi al Seminario Rotary di Torino organizzato alla SAA - School of Management

La leadership come responsabilità storica


Il 21 marzo 2026, presso la SAA – School of Management dell'Università degli Studi di Torino, dopo l'aprtura dei lavoro di Felice Invernizzi, Governatore del Rotary Distretto 2031, Bamir Topi, Presidente Emerito dell'Albania, ha preso la parola al Seminario Rotary sulla Leadership lasciando in sala un intervento di rara profondità. Partendo dalla candidatura albanese all'Unione Europea, Topi ha offerto una riflessione che va ben oltre il dato politico: un invito a ripensare il significato stesso della leadership, intesa non come esercizio del potere, ma come atto di responsabilità civile, morale e storica. Un discorso che parla all'Albania quanto all'Europa intera, e che si chiude con un messaggio diretto alle nuove generazioni — i veri protagonisti del futuro comune che ci attende.




IL DISCORSO DEL PRESIDENTE EMERITO AL SEMINARO ROTARY SULLA LEADERSHIP 



Vorrei ringraziare il professor Riccardo Petrignani per l'invito e per l'accoglienza, che considero un riconoscimento al valore del dialogo tra l'università, le istituzioni e la società civile.


Rivolgo un sentito ringraziamento al Governatore del Distretto Rotary 2031, Felice Invernizzi, per il suo impegno costante nel promuovere una leadership fondata sul servizio, sull'etica e sulla responsabilità sociale.


Consentitemi inoltre di esprimere la mia gratitudine al mio amico Giovanni Firera, già Console Onorario della Repubblica d'Albania in Piemonte, instancabile promotore di relazioni culturali e istituzionali e appassionato costruttore di ponti di amicizia tra i nostri popoli, quello italiano e quello albanese.


Parlare oggi di leadership in un'aula universitaria significa assumere un punto di vista particolare: non quello dell'urgenza politica quotidiana, ma quello della prospettiva storica. Ed è proprio questa prospettiva che mi consente, come cittadino europeo e come uomo che ha avuto l'onore di servire le istituzioni del proprio Paese, di riflettere con voi su una fase decisiva per l'Albania e il suo avvicinamento definitivo all'Unione Europea.




Il nostro ingresso in Europa non è un fatto tecnico, né un semplice passaggio istituzionale: è una scelta di civiltà, una decisione che riguarda il modo in cui intendiamo concepire lo Stato, il rapporto tra potere e cittadini, il senso della responsabilità pubblica, il valore della legalità e della solidarietà. Una scelta che interpella la leadership in modo profondo e non è eludibile.


Tuttavia questa riflessione non può prescindere dal contesto internazionale nel quale oggi viviamo. Negli ultimi anni il panorama globale si è fatto più complesso e, per molti aspetti, più incerto. Le tensioni geopolitiche, le trasformazioni economiche, le nuove competizioni tra potenze e le crisi che attraversano diverse aree del mondo stanno influenzando profondamente anche le dinamiche interne degli Stati.


Le scelte che i governi sono chiamati a compiere non dipendono più soltanto dai fattori nazionali, ma sono sempre più condizionate dagli equilibri internazionali, che richiedono prudenza, visione strategica e grande senso della responsabilità. In questo scenario la leadership assume un significato ancora più delicato: deve saper governare la complessità, evitando che le tensioni globali si traducano in instabilità sociale o in chiusure politiche all'interno delle nostre società.


L'Europa, per il mio Paese, non è mai stata soltanto una meta geografica o un'opportunità economica. È stata, ed è tuttora, un orizzonte morale, un punto di riferimento costruito nel tempo attraverso la fatica della riconciliazione, il superamento dei nazionalismi distruttivi, la difesa della dignità umana e dei diritti fondamentali. Entrare nell'Unione Europea significa assumere pienamente questo patrimonio e contribuire a rafforzarlo.


Ogni processo di integrazione comporta tuttavia trasformazioni profonde. Cambia il modo di legiferare, di amministrare, di governare l'economia, di concepire il ruolo dello Stato. Ed è proprio in questi momenti di cambiamento che la leadership rivela la sua vera natura.


La leadership non può limitarsi a esercitare l'autorità. Deve diventare strumento di coesione, capace di accompagnare una società nel cambiamento senza spezzarne gli equilibri, senza lasciare indietro le fasce più fragili, senza trasformare la complessità in conflitto permanente. Ho imparato nel corso della mia esperienza istituzionale che le riforme più necessarie sono spesso anche le più difficili: richiedono coraggio, ma soprattutto legittimazione morale. Una leadership che non spiega, che non ascolta, che non coinvolge può forse imporre decisioni nel breve periodo, ma difficilmente costruisce consenso duraturo e fiducia nelle istituzioni. In questo senso la responsabilità sociale non è un ornamento del potere, ma il suo fondamento.




Ogni decisione pubblica ha un impatto sulla vita reale delle persone: sul lavoro, sull'istruzione, sulla mobilità sociale, sulle opportunità offerte ai giovani. Governare significa assumersi la responsabilità di questi effetti, anche quando non sono immediatamente visibili o politicamente convenienti.


L'Europa che il mio Paese aspira a raggiungere è un'Europa che non separa crescita economica e giustizia sociale. Un'Europa che considera il mercato uno strumento e non un fine. Un'Europa che investe sul capitale umano, sulla conoscenza, sulla cultura, riconoscendo che senza cittadini consapevoli non esistono democrazie solide.


Il percorso di avvicinamento all'Unione Europea ha rappresentato per noi un potente stimolo al rafforzamento delle istituzioni democratiche, dello Stato di diritto e della trasparenza amministrativa. Non si tratta di adeguarsi a standard esterni, ma di maturare come comunità politica, rendendo le istituzioni più credibili, più efficienti e più vicine ai cittadini. In questo processo la leadership ha il dovere di dare esempio — un dovere che non è solo politico, ma profondamente etico. Perché nulla mina la fiducia dei cittadini quanto la distanza tra ciò che si promette e ciò che si pratica.


Consentitemi ora di rivolgermi direttamente agli studenti presenti in aula. Voi siete la generazione che vivrà pienamente il nostro ingresso in Europa. Sarete voi a misurarvi con le opportunità e le responsabilità che questa scelta comporta, e sarà da voi che dipenderà in larga misura la qualità della leadership futura.




L'Europa ha bisogno di competenze, ma anche di carattere. Ha bisogno di spirito critico, ma anche di senso del limite. Ha bisogno di leader capaci di cooperare, di ascoltare, di costruire soluzioni condivise in un mondo che tende sempre più alla frammentazione. La leadership del futuro non potrà essere solitaria né autoreferenziale: dovrà essere inclusiva, dialogante, consapevole della propria responsabilità storica. Dovrà saper coniugare identità nazionale e appartenenza europea, senza contrapporle, ma rafforzandole reciprocamente.


In conclusione, posso affermare che l'ingresso nell'Unione Europea rappresenta una delle scelte più importanti della nostra storia. Vorrei uscire dal testo scritto e dire, anche a nome di tutti gli albanesi, un grazie profondo all'Italia e agli italiani per il sostegno offerto sin dagli anni Novanta. Abbiamo avuto la fortuna di avere un punto di riferimento solido, e questo è stato proprio l'Italia. Attraverso le trasmissioni della RAI abbiamo potuto conoscere l'Occidente e il mondo. In tutto questo percorso siamo stati sostenuti dall'Italia, e oggi aspiriamo a una leadership all'altezza delle sfide del nostro tempo.






L'Europa sognata non è un luogo ideale da contemplare, ma una comunità da costruire ogni giorno con serietà, rigore e sensibilità. Ed è con questo spirito che guardiamo al futuro: non come spettatori, ma come protagonisti consapevoli di una storia comune.


«Non coalizzamo Stati, uniamo uomini.»


Queste parole racchiudono il senso più alto della leadership europea e il significato autentico del nostro cammino verso l'unione: costruire non soltanto istituzioni, ma una comunità fondata sulla responsabilità, sulla coesione e sulla dignità della persona.


Vi ringrazio sentitamente per l'ospitalità.






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