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lunedì 23 marzo 2026

Raccontare la scienza è un'arte: a Ronco Canavese si impara

Terza edizione per la Scuola Invernale del Parco Nazionale Gran Paradiso: un laboratorio residenziale tra teatro e facilitazione per chi vuole farsi capire davvero.


Foto: Caterina Ferrari 




Quante volte, seduti in platea durante un convegno scientifico, ci si è sorpresi a pensare ad altro? Non per mancanza di interesse, ma perché il modo in cui la ricerca viene presentata — linguaggio specialistico, diapositive sovraccariche, elenchi di dati — non riesce a creare connessione. Tra chi produce conoscenza e chi dovrebbe riceverla esiste un divario che i soli risultati pubblicati non colmano. Serve qualcosa di più: la capacità di costruire una storia.

Per rispondere a questa esigenza, il Parco Nazionale Gran Paradiso — insieme al MuSE di Trento, al Comune di Ronco Canavese e all'Associazione BioMA — ha proposto dal 19 al 21 marzo 2026 la terza edizione della Scuola Invernale di Comunicazione della Ricerca Scientifica. Sede: il Teatro Comunale di Ronco Canavese, nel cuore della Valle Soana. Tema: L'arte di comunicare. Linguaggi e tecniche per il coinvolgimento e la facilitazione.

Il corpo come strumento: la narrazione secondo Tomaello

La prima giornata ha messo al centro qualcosa di volutamente controcorrente: comunicare senza algoritmi né intelligenza artificiale, affidandosi unicamente a voce, gesti e presenza fisica. A guidare il laboratorio di narrazione teatrale è stato Claudio Tomaello, performer e narratore che da anni usa le storie come strumenti di senso. Otto ore di lavoro pratico per esplorare le tecniche della narrazione orale: come la voce cambia il significato, come il corpo occupa lo spazio, perché un racconto coinvolge laddove una spiegazione lascia indifferenti.

Uno degli esercizi centrali ha chiesto ai partecipanti di narrare una lezione universitaria incomprensibile — trasformando il ricordo del disorientamento in materia da condividere. Un ribaltamento significativo: il ricercatore smette di essere l'esperto che insegna e diventa il testimone di un'esperienza. Perché le storie non funzionano perché spiegano, ma perché fanno sentire.

Facilitare la partecipazione: il metodo Sommadossi

La seconda e la terza giornata sono state affidate a Veronica Sommadossi dello Studio Tangram, esperta in processi partecipativi con oltre dieci anni sul campo. Dodici ore articolate in tre moduli: una panoramica sulla differenza tra conduzione e facilitazione; un approfondimento sulla comunicazione come strumento quotidiano di mediazione — parole scelte con cura, domande aperte, ascolto attivo; infine, la sperimentazione di tecniche strutturate come il world café e altri metodi per lavorare con gruppi eterogenei. Perché comunicare la scienza — soprattutto in contesti di conservazione della natura o di sostenibilità — significa quasi sempre coinvolgere comunità, istituzioni, portatori di interesse diversi. E farlo bene richiede metodo.

Un villaggio, un parco, un teatro aperto

Ronco Canavese non è solo uno scenario suggestivo. È un luogo dove la questione della comunicazione scientifica ha peso concreto: le aree protette devono dialogare ogni giorno con residenti, turisti, amministratori e decisori politici. Fare formazione qui significa ricordare che il divario tra dati e azioni collettive non si chiude da solo. Venti ore in formato residenziale — con possibilità di pernottamento alla Locanda della Luna — hanno favorito la nascita di una piccola comunità di pratica: ricercatori, dottorandi, operatori di musei e parchi naturali, professionisti della comunicazione istituzionale.

A conclusione, un dono aperto a tutti: lo spettacolo Mi abbatto e sono felice, il monologo eco-sostenibile di e con Daniele Ronco, regia di Marco Cavicchioli, produzione Mulini ad Arte. Un modo per dimostrare — con ironia e leggerezza — che parlare di ambiente e sostenibilità può essere avvincente quanto qualsiasi altro racconto.

Perché conta

Con 180 euro di quota (150 per gli studenti) e un massimo di venticinque posti, la Scuola dimostra che formarsi alla comunicazione non è un privilegio ma una scelta di responsabilità. In un'epoca segnata da disinformazione e sfiducia crescente verso gli esperti, saper costruire ascolto e partecipazione non è un'abilità accessoria: è parte integrante del lavoro scientifico. E a Ronco Canavese, all'ombra delle cime del Gran Paradiso, si continua a prendere sul serio questa convinzione.

Info e iscrizioni: acqua.biodiversita@pngp.it | www.pngp.it


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