A Bussoleno si è svolta una serata di grande partecipazione dedicata alla presentazione dell’ultimo libro dello storico Gianni Oliva, La prima guerra civile. Rivolte e repressione nel Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia (Mondadori). L’incontro, ospitato nella Sala Consiliare del Comune, ha richiamato numerosi cittadini e rappresentanti delle istituzioni locali, confermando l’interesse per i temi legati alla storia nazionale e alle sue interpretazioni.
Ad aprire la serata sono stati il sindaco di Bussoleno, Antonella Zoggia, che ha evidenziato il valore delle iniziative culturali come occasione di confronto civile e storico, e Giovanni Firera, presidente dell’Associazione Culturale Vitaliano Brancati, che ha moderato l’incontro guidando il dialogo tra autore e pubblico.
L’appuntamento rientrava nella rassegna “Viaggiando tra le pagine – Incontri con gli autori”, una serie di eventi dedicati alla promozione della lettura e alla riflessione culturale sul territorio, organizzata dall’Unione Montana Valle Susa, dal Sistema Bibliotecario Valsusa e dal Comune di Bussoleno, in collaborazione con l’Associazione Culturale Vitaliano Brancati e ADI – Agenzia Digitale Italiana.
Fin dall’inizio la serata ha assunto i toni di una vera e propria lezione di stile, grande divulgazione storica. Gianni Oliva ha ripercorso il processo che portò all’Unità d’Italia, soffermandosi sulle contraddizioni e sulle tensioni sociali che accompagnarono la nascita dello Stato unitario. Lo storico ha ricordato come, a partire dagli anni Settanta del Novecento, anche grazie ai cambiamenti culturali del Sessantotto, il Risorgimento abbia iniziato a essere interpretato non solo come un progetto delle élite politiche, ma anche come un fenomeno segnato da rivendicazioni popolari e conflitti sociali.
Oliva ha sottolineato inoltre che l’unificazione non fu soltanto una scelta politica, ma anche una necessità economica. Prima dell’Unità, la penisola era divisa in molti Stati, ognuno con proprie frontiere, dazi e sistemi di misura, una frammentazione che ostacolava la nascita di un’economia moderna. La creazione di un mercato unico risultava quindi fondamentale per lo sviluppo industriale e per la formazione di una classe dirigente nazionale.
Nel suo intervento, lo storico ha evidenziato anche l’importanza dell’istruzione per la nascita di una società industriale. L’introduzione dell’obbligo scolastico nella seconda metà dell’Ottocento rappresentò infatti uno dei passaggi chiave per costruire competenze tecniche e professionali necessarie alla modernizzazione del Paese.
Un ruolo centrale fu svolto dalla borghesia emergente, che sostenne il processo di unificazione ma, allo stesso tempo, temeva una rivoluzione sociale radicale. Per questo motivo, secondo Oliva, si preferì una soluzione guidata da una monarchia moderata, in grado di garantire stabilità politica ed economica.
Ampio spazio è stato dedicato alla situazione del Mezzogiorno dopo l’Unità. Oliva ha spiegato come la nascita della nuova classe dirigente e i cambiamenti nei rapporti economici, tra cui la vendita delle terre demaniali e la perdita di alcuni diritti tradizionali, generarono forti tensioni sociali tra le popolazioni contadine. Questo malcontento sfociò in rivolte diffuse e in un conflitto che lo Stato unitario affrontò con una dura repressione militare. Secondo la tesi centrale del libro, questi eventi non possono essere considerati semplici episodi di brigantaggio, ma rappresentano la prima vera guerra civile italiana. Il conflitto, che coinvolse ampie aree del Mezzogiorno, vide da una parte gruppi ribelli spesso protagonisti di violenze e, dall’altra, uno Stato che rispose con operazioni militari, rastrellamenti e fucilazioni.

Antonella Arianos, in qualità di Consigliere alla Cultura, afferma come La prima guerra civile di Gianni Oliva rappresenti un contributo di grande valore per la comprensione di una fase complessa e spesso divisiva della storia nazionale. Sottolinea come l’opera abbia il merito di riportare al centro del dibattito pubblico il tema delle fratture interne che hanno attraversato l’Italia, affrontandole con rigore storico ma attraverso una narrazione accessibile, capace di coinvolgere un pubblico ampio.
Aggiunge inoltre che, in un momento in cui la memoria storica rischia di semplificarsi o polarizzarsi, il libro invita invece a riflettere con maggiore consapevolezza, superando letture ideologiche e restituendo dignità alla complessità dei fatti. Dal punto di vista istituzionale, prosegue, lavori di questo tipo risultano fondamentali perché contribuiscono alla costruzione di una cittadinanza più informata e critica.
La serata si è conclusa con un vivace confronto con il pubblico, a dimostrazione dell’interesse suscitato dal tema. L’incontro si è rivelato così non solo una presentazione letteraria, ma un’occasione di riflessione sulla memoria nazionale e sulle contraddizioni che hanno accompagnato la nascita dello Stato italiano.
Il libro di Gianni Oliva si presenta quindi come uno strumento utile per rileggere il Risorgimento e comprendere meglio le radici delle divisioni italiane, offrendo spunti di riflessione su una memoria collettiva ancora in evoluzione.