a cura di Giovanni Firera e Claudio Pasqua
Undici Rotary Club uniti per i bambini: dall’Italia alla Francia, il Rotary fa rete e porta nuove tecnologie all’Ospedale Regina Margherita per studiare l’osteosarcoma infantile

Torino – Dietro ogni provetta conservata, dietro ogni macchinario che si accende in un laboratorio, c’è una speranza concreta in più per i bambini colpiti da tumori rari. È con questo spirito che, all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, è stato completato un importante progetto a sostegno della ricerca sull’osteosarcoma pediatrico, reso possibile grazie al contributo del Rotary International.
Undici Rotary Club, appartenenti a tre Distretti italiani e francesi, hanno unito risorse, competenze e visione per dotare la Biobanca dell’ospedale di nuove attrezzature ad alta tecnologia, fondamentali per lo studio dei tumori dell’osso nei bambini e negli adolescenti. Un lavoro lungo, iniziato anni fa, che oggi si traduce in strumenti concreti al servizio della scienza e della cura.
L’osteosarcoma è una malattia rara e aggressiva, che colpisce soprattutto in età pediatrica e adolescenziale. Per affrontarla servono ricerca, dati di qualità e collaborazione internazionale. La Biobanca del Regina Margherita rappresenta proprio questo: un’infrastruttura che raccoglie, conserva e rende disponibili campioni biologici e informazioni cliniche in modo sicuro, tracciabile ed etico, aprendo la strada a nuovi bersagli terapeutici e a cure sempre più personalizzate.
Il contributo del Rotary ha permesso di completare la dotazione strumentale della Biobanca tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. I locali e le apparecchiature sono stati collaudati e validati secondo standard internazionali, con l’obiettivo di ottenere l’accreditamento ISO nei prossimi mesi. Un passaggio tecnico, ma decisivo, che rende il centro ancora più attrattivo per progetti di ricerca nazionali ed europei.
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| La dr.ssa Ferrero dell'Ospedale Infantile Regina Margherita |
«Questo progetto dimostra cosa può accadere quando si lavora insieme, superando i confini dei singoli Club e persino dei Paesi», ha sottolineato il Governatore del Rotary Distretto 2031 Felice Invernizzi nel corso della cerimonia inaugurale. Alla presenza di autorità rotariane italiane e francesi, medici, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni, è emerso con forza il valore di una rete che mette al centro i pazienti più fragili.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al dottor Fulvio Morezzi, socio del Rotary Club Valle Mosso, che ha coordinato il service con determinazione e discrezione, incarnando quello “stile rotariano” fatto di servizio silenzioso e concreto, pur non potendo essere presente per motivi di salute.
Tra i protagonisti della giornata anche la professoressa Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino, che ha ricordato come «investire nella ricerca pediatrica significhi investire nel futuro», perché ogni progresso scientifico può tradursi in anni di vita e di qualità in più per i piccoli pazienti.
Il progetto ha coinvolto Rotary Club di Piemonte, Valle d’Aosta e Francia, tra cui il Rotary Club Saint Jean de Maurienne, a testimonianza di una collaborazione che non conosce confini quando l’obiettivo è comune.
Al termine dell’evento, la visita alle nuove attrezzature e l’apposizione delle targhe commemorative hanno suggellato un risultato importante: quando il volontariato organizzato incontra la scienza, la ricerca accelera e la speranza diventa più concreta.

Perché, come ricordano spesso i rotariani, servire significa anche costruire opportunità di cura per chi ne ha più bisogno.




