Milano Cortina 2026 entra ufficialmente nella storia dello sport italiano con un bilancio che richiama inevitabilmente un precedente illustre: le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Vent’anni dopo quell’appuntamento che trasformò il capoluogo piemontese e riportò l’Italia al centro della scena olimpica, il Paese si ritrova di nuovo a celebrare un’edizione capace di unire risultati sportivi, organizzazione efficiente e prestigio internazionale.
Se Torino 2006 fu la prova di maturità dell’Italia nell’organizzare un grande evento invernale dopo Roma 1960 e le esperienze di Cortina 1956, Milano Cortina 2026 ha rappresentato la conferma di una competenza ormai consolidata. Anche allora il Paese seppe sorprendere il mondo con impianti moderni, una cerimonia d’apertura spettacolare e un forte coinvolgimento popolare. Oggi, a distanza di due decenni, l’Italia ha rilanciato, innovando il modello e puntando su una formula diffusa e sostenibile.
Il bilancio sportivo di Milano Cortina parla di trenta medaglie per gli azzurri, un risultato che ha spinto il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, a definire l’edizione “da 30 e lode”. Trenta come i podi conquistati, la lode per un’organizzazione che ha retto una complessità superiore rispetto al passato, vista la distribuzione delle gare su più territori. Se a Torino l’epicentro era concentrato tra città e valli olimpiche, nel 2026 il baricentro si è esteso tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, con un coordinamento logistico ancora più articolato.
Durante le conferenze stampa conclusive, alla vigilia della cerimonia finale all’Arena di Verona, Buonfiglio ha sottolineato come l’Italia sia ormai stabilmente tra le prime quattro nazioni al mondo per rendimento olimpico complessivo, considerando anche i risultati di Parigi. Un’affermazione che richiama lo spirito di Torino, quando il movimento sportivo nazionale trovò nuova linfa e fiducia. Anche allora l’entusiasmo fu contagioso; oggi quella crescita appare strutturata, frutto di programmazione e investimenti avviati anni fa.
Il parallelo con Torino emerge anche sul piano simbolico. Nel 2006 l’Italia mostrò al mondo la propria capacità di rigenerazione urbana e di valorizzazione del territorio alpino. Milano Cortina ha fatto un passo ulteriore, scegliendo il modello dei “Giochi diffusi”: niente grandi opere faraoniche concentrate in un solo centro, ma utilizzo e ammodernamento di impianti già esistenti, con un’attenzione marcata alla sostenibilità ambientale ed economica. Se Torino segnò una trasformazione urbana evidente, Milano Cortina ha privilegiato l’equilibrio tra innovazione e rispetto delle risorse.
La Fondazione Milano Cortina, al termine della 145ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale, ha ricevuto una standing ovation che, secondo Giovanni Malagò, non ha precedenti nella storia del CIO. Un riconoscimento che ricorda l’orgoglio vissuto nel 2006, quando l’Italia fu elogiata per l’efficienza organizzativa e l’atmosfera partecipata. Oggi come allora, il successo non si è limitato alle competizioni, ma ha coinvolto l’intero sistema Paese.
Malagò ha parlato di anni complessi superati con determinazione, senza alibi. Anche Torino dovette affrontare sfide organizzative e finanziarie, ma seppe trasformarle in opportunità . Milano Cortina ha raccolto quella lezione, facendo della sostenibilità e del riutilizzo delle infrastrutture un principio guida. Riduzione dell’impatto ambientale, mobilità ottimizzata e valorizzazione degli impianti esistenti hanno rappresentato la cifra distintiva di questa edizione.
I numeri confermano la dimensione dell’evento: 1,3 milioni di biglietti venduti e un’occupazione media dell’88%, con il tutto esaurito per discipline come lo sci alpinismo, al debutto olimpico. Le 224 sessioni disputate dal 6 febbraio hanno animato un territorio vasto e variegato. Se Torino 2006 aveva concentrato l’attenzione su una città in trasformazione, Milano Cortina ha messo in rete più comunità , offrendo un’immagine plurale dell’Italia alpina e urbana.
Dietro le quinte, la macchina organizzativa ha operato con dimensioni imponenti. Sei Villaggi Olimpici hanno ospitato 5.560 atleti e membri delle delegazioni. Ogni giorno sono stati consumati quintali di pasta, migliaia di uova e caffè, tonnellate di prodotti simbolo del Made in Italy. Un’organizzazione che ha coinvolto 1.700 membri del comitato e 3.000 addetti temporanei, con una forte presenza di giovani under 40 provenienti da 62 Paesi. Anche il volontariato ha avuto un ruolo centrale: 18.000 volontari selezionati su 130.000 candidature, con una maggioranza femminile e una straordinaria varietà di nazionalità .
A suggellare il successo sono arrivati anche riconoscimenti istituzionali importanti, come l’Ordine Olimpico in oro conferito al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un gesto che richiama l’unità istituzionale che già nel 2006 aveva accompagnato Torino verso il traguardo.
Milano Cortina 2026 si chiude dunque nel segno della continuità e dell’evoluzione. Se Torino rappresentò una rinascita e un rilancio dell’immagine internazionale dell’Italia, questa edizione ne consolida la credibilità e propone un modello innovativo per il futuro dei Giochi. Due momenti distinti ma legati dallo stesso filo rosso: la capacità del Paese di accogliere il mondo, valorizzare i propri territori e trasformare lo sport in un’occasione di crescita collettiva.
Nel giudizio “30 e lode” non c’è solo la celebrazione di un medagliere ricco, ma anche la consapevolezza di aver scritto un nuovo capitolo di una storia iniziata, almeno in epoca moderna, proprio con Torino 2006. Un’eredità che si rinnova e che guarda avanti, forte dell’esperienza e dell’entusiasmo di due Olimpiadi capaci di lasciare un segno profondo nella memoria nazionale.
