Cultura e società si incontrano: successo per la serata di “Sotto la Mole” all’Unione Industriale di Torino - TORINO +

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martedì 24 febbraio 2026

Cultura e società si incontrano: successo per la serata di “Sotto la Mole” all’Unione Industriale di Torino

Una serata intensa, partecipata e culturalmente viva quella organizzata dal Club "Sotto la Mole", realtà libera e aperta che si distingue per un’impostazione inclusiva: nessun obbligo di iscrizione, nessuna formalità vincolante, ma soltanto il desiderio autentico di riunire persone interessate a confrontarsi sui grandi temi della cultura e della società contemporanea.



L’iniziativa si è svolta ieri sera nei prestigiosi locali storici dell’Unione Industriale di Torino, cornice elegante e simbolica di un dialogo che ha saputo coniugare profondità giuridica e sensibilità sociale.




Fondata da Giuseppe Roddi e Giovanni Firera, interlocutori autorevoli del mondo rotariano e della società civile nazionale e internazionale, Sotto la Mole nasce con l’obiettivo di creare uno spazio stabile di riflessione e confronto, capace di mettere in relazione esperienze professionali, istituzionali e culturali di alto profilo.



Ospite e relatrice d’eccezione è stata l’avvocato Maria Grazia Cavallo, stimata penalista del Foro di Torino, patrocinante avanti alla Suprema Corte di Cassazione e Console Onoraria della Repubblica delle Filippine per Piemonte e Valle d’Aosta, incarico che ricopre da oltre dieci anni. La sua attività professionale è prevalentemente dedicata al diritto penale e alla tutela dei diritti della persona, con particolare attenzione alle politiche di difesa e protezione della donna nella società contemporanea. 



Nel suo intervento, l’avvocato Cavallo ha affrontato uno dei temi più delicati del sistema giudiziario italiano: la difficoltà storica delle donne a difendersi non solo dal reato subito, ma anche dalle continue offese e insinuazioni durante i dibattimenti processuali. Per molti decenni, infatti, nei processi per violenza sessuale la vittima veniva spesso trasformata in imputata morale, interrogata sulla propria vita privata, sui comportamenti e persino sull’abbigliamento, come se dovesse dimostrare la propria innocenza più che denunciare la violenza subita.

Questa realtà emerge con forza negli anni Settanta, periodo cruciale per il cambiamento culturale e giuridico italiano. Un passaggio simbolico fu il celebre processo per stupro di Nettuno del 1978, reso pubblico grazie alla decisione dell’avvocato Tina Lagostena Bassi di consentire le riprese televisive del dibattimento. Il documentario Processo per stupro, trasmesso dalla RAI nel 1979, mostrò agli italiani come le strategie difensive degli imputati puntassero spesso a screditare la vittima, insinuando che il comportamento della donna potesse giustificare o attenuare la violenza. 



L’avvocato Lagostena Bassi denunciò apertamente questa cultura processuale, evidenziando la discriminazione sistemica subita dalle donne nei tribunali e contribuendo a una profonda presa di coscienza collettiva. Quel processo segnò una svolta nel dibattito pubblico sulla violenza di genere e aprì la strada alle successive riforme legislative. 

Ancora prima, però, un gesto di straordinario coraggio aveva iniziato a cambiare la storia italiana: quello di Franca Viola. Nel 1965 la giovane siciliana, rapita e violentata, rifiutò il cosiddetto “matrimonio riparatore”, previsto dall’articolo 544 del codice penale, che permetteva allo stupratore di estinguere il reato sposando la vittima. Fu la prima donna italiana a opporsi pubblicamente a questa pratica, sostenuta dalla propria famiglia, rompendo un sistema culturale profondamente patriarcale. 


Il caso Viola, insieme ai grandi processi degli anni Settanta e all’impegno di avvocati come Tina Lagostena Bassi, contribuì progressivamente a ribaltare le disparità tra uomo e donna di fronte alla giustizia italiana. Solo nel 1981 venne definitivamente abolito il matrimonio riparatore e, negli anni successivi, la violenza sessuale iniziò a essere riconosciuta non più come offesa alla morale pubblica ma come reato contro la persona. 


Nel suo intervento, l’avvocato Maria Grazia Cavallo ha quindi ricordato come le conquiste attuali non siano frutto di un’evoluzione spontanea, ma del coraggio di donne, famiglie e professionisti del diritto che hanno saputo opporsi a stereotipi radicati nei tribunali e nella società. La sua testimonianza ha sottolineato quanto sia ancora fondamentale il ruolo dell’avvocatura nella tutela della dignità femminile, affinché ogni aula di giustizia diventi realmente uno spazio di difesa dei diritti e non di ulteriore giudizio sulla vittima.


La sua relazione ha offerto spunti di grande attualità, affrontando con competenza e rigore i nodi giuridici e culturali legati alla protezione dei diritti femminili, alla prevenzione della violenza e alla responsabilità delle istituzioni.



Con uno stile chiaro ma incisivo, l’avvocato Cavallo ha saputo accendere curiosità e stimolare riflessioni profonde, favorendo un confronto costruttivo con il pubblico. Gli ospiti — numerosi e qualificati — hanno seguito con attenzione e partecipazione, intervenendo con domande puntuali e richieste di approfondimento che hanno arricchito ulteriormente il dibattito.

Ampio il successo e significativo il consenso sull’impostazione della serata, che ha confermato la validità di un format fondato sulla libertà di partecipazione e sulla qualità degli interventi. Sotto la Mole si consolida così come laboratorio di idee e crocevia di relazioni, capace di unire cultura, impegno civile e dialogo internazionale in un’unica e coerente visione.




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