Il 20 agosto 1977 la NASA lanciava da Cape Canaveral la Voyager 2, destinata a esplorare i grandi pianeti esterni. Fin qui tutto regolare. O quasi. Perche si: Voyager 1 partì dopo, il 5 settembre.
Uno pensa: sarà un errore? Avranno numerato le sonde dopo aver pranzato a polenta e peperonata?
No. Gli americani avevano perfettamente presente la differenza tra uno e due. Semplicemente Voyager 1, pur partendo 16 giorni dopo, seguiva una traiettoria più veloce e avrebbe raggiunto Giove e Saturno prima della sorella. Da qui la numerazione.
Insomma: il 2 partì primo, ma l’1 arrivò prima del 2. Una spiegazione scientificamente impeccabile e sufficientemente contorta da ottenere l'approvazione sabauda.
Voyager 2 fece poi qualcosa di straordinario: visitò Giove, Saturno, Urano e Nettuno, e rimane tuttora l’unica sonda ad aver osservato da vicino Urano e Nettuno. Dal 2018 viaggia nello spazio interstellare, oltre l’eliopausa.
E oggi?
Entrambe continuano ad allontanarsi. Voyager 1 è l’oggetto costruito dall’uomo più lontano dalla Terra e nel novembre 2026 raggiungerà circa 25,9 miliardi di chilometri, quasi un giorno-luce da noi.
Per capirci: la luce impiega appena 1,3 secondi per arrivare dalla Luna alla Terra e circa 8 minuti dal Sole. Per raggiungere Voyager 1 deve viaggiare quasi 24 ore.
In automobile a 130 km/h? Circa 23.000 anni, senza soste in autogrill.
Ma c'è un particolare meraviglioso: entrambe le Voyager portano a bordo il celebre Golden Record, un disco di rame placcato d'oro pensato come una specie di biglietto da visita dell'umanità.
Dentro ci sono 115 immagini, suoni della Terra – vento, tuoni, onde, animali – musica di diverse culture e saluti in 55 lingue, oltre a messaggi dell'allora presidente statunitense Jimmy Carter e del segretario generale dell'ONU Kurt Waldheim.
C'è Bach, Beethoven, Mozart e perfino Chuck Berry con “Johnny B. Goode”.
In pratica abbiamo spedito nello spazio una compilation per gli alieni.
E tutto cominciò nel 1977, quando noi infilavamo le musicassette nell'autoradio e la NASA spediva un disco d'oro verso le stelle.
Con tanto di istruzioni per leggerlo.
Perché va bene incontrare gli extraterrestri, ma presentarsi senza biglietto da visita sarebbe stato poco elegante.
Bogia nen? Messaggio non pervenuto.
Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi al mattino su Torino.plus e anche su: Instagram e Facebook