Il 19 agosto 1883 nasceva Gabrielle “Coco” Chanel, la donna che avrebbe rivoluzionato la moda femminile facendo una cosa allora quasi sovversiva: togliere roba.
Via corsetti, impalcature, decorazioni sufficienti ad arredare un trilocale. Dentro linee semplici, pantaloni, jersey, nero, comodità ed eleganza.
Chanel aveva capito un principio fondamentale: se per vestirsi occorre l'intervento dei Vigili del Fuoco, probabilmente qualcosa non funziona.
Ma cosa direbbe oggi davanti alle influencer?
Probabilmente aprirebbe Instagram, guarderebbe per trenta secondi e chiederebbe di richiuderlo.
Lei, che sosteneva che prima di uscire bisognasse guardarsi allo specchio e togliere qualcosa, oggi avrebbe un problema: da dove cominciare?
Unghie di quattro centimetri, ciglia aerodinamiche, borse con il marchio grande quanto la targa di un'automobile, scarpe progettate apparentemente dalla NASA e ventisette accessori accuratamente definiti “minimal”.
Poi c'è l'outfit fotografato davanti allo specchio.
Chanel aveva inventato il tubino nero.
Noi abbiamo inventato il telefono davanti alla faccia.
Non è chiarissimo chi abbia fatto progredire maggiormente la civiltà.
E probabilmente avrebbe guardato con una certa perplessità anche l'ossessione contemporanea per i loghi. Perché quando bisogna leggere il nome dello stilista a venti metri di distanza per capire che un vestito è costoso, forse non è più eleganza.
È segnaletica stradale.
A Torino Coco sarebbe stata perfettamente a suo agio. Qui l'eleganza sabauda ha sempre avuto una regola non scritta: essere ben vestiti va benissimo, purché il vicino non abbia la certezza di quanto avete speso.
Chanel avrebbe approvato e aggiunto uno dei suoi aforismi più celebri:
«Alcune persone pensano che il lusso sia l'opposto della povertà. Non lo è. È l'opposto della volgarità"»
«Vestiti male e ricorderanno il vestito; vestiti impeccabilmente e ricorderanno la donna.» (vale anche per l'uomo però)
«Una donna può essere splendida a trent'anni, affascinante a quaranta e irresistibile per il resto della vita.»
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