Vergarolla, 80 anni fa la strage sulla spiaggia di Pola: il ricordo delle vittime - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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martedì 18 agosto 2026

Vergarolla, 80 anni fa la strage sulla spiaggia di Pola: il ricordo delle vittime

di Claudio Pasqua  

Il 18 agosto 1946 una terribile esplosione sconvolse la spiaggia di Vergarolla, a Pola. A ottant'anni da quella tragedia resta il dolore per le vittime, molte delle quali bambini, e una verità giudiziaria mai definitivamente raggiunta.




Ottant'anni fa, il 18 agosto 1946, una domenica d'estate destinata allo sport e alla festa si trasformò in una delle pagine più tragiche della storia dell'Istria del dopoguerra.

Sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola, si erano radunate centinaia di persone per assistere alle gare natatorie della Coppa Scarioni, organizzate dalla società Pietas Julia. C'erano famiglie, giovani e moltissimi bambini. La guerra era terminata da poco più di un anno, ma il destino di Pola e dell'Istria era ancora al centro delle tensioni internazionali e delle trattative che avrebbero ridisegnato il confine orientale italiano.

Alle 14.15, improvvisamente, una violentissima esplosione devastò la spiaggia.

A deflagrare furono ordigni e materiale bellico accatastati sull'arenile e considerati non più pericolosi. Le ricostruzioni parlano di diverse tonnellate di esplosivo. La potenza dello scoppio fu tale da rendere impossibile persino l'identificazione di numerose vittime.

Un bilancio che ancora oggi non ha un numero definitivo

Anche il numero esatto dei morti rimane controverso. Almeno 64-65 vittime furono identificate, mentre alcune ricostruzioni, considerando i resti rinvenuti e le persone scomparse, portano il bilancio complessivo a oltre cento morti. I feriti furono più di duecento secondo alcune ricerche basate sulla documentazione dell'epoca. Una parte impressionante delle vittime era costituita da bambini e ragazzi.

Proprio l'impossibilità di ricomporre e identificare tutti i corpi rende ancora più drammatica la memoria di Vergarolla: dietro le cifre ci furono intere famiglie spezzate in pochi istanti.

Le indagini condotte dalle autorità britanniche conclusero che l'esplosione non sarebbe stata accidentale e che gli ordigni sarebbero stati deliberatamente fatti esplodere da persone rimaste sconosciute. Tuttavia nessun tribunale ha mai individuato definitivamente esecutori e mandanti e, ancora oggi, sulle responsabilità della strage esistono interpretazioni e ricostruzioni differenti.

È quindi importante distinguere ciò che la documentazione storica consente di affermare da ciò che, nonostante decenni di studi, rimane ancora senza una conclusione giudiziaria definitiva.





Il medico che perse i figli e continuò a salvare vite

Tra le figure diventate simbolo di quella giornata c'è il medico Geppino Micheletti.

Nell'esplosione morirono i suoi due figli, Carlo e Renzo, di 9 e 6 anni, oltre ad altri suoi familiari. Nonostante la tragedia personale che lo aveva appena colpito, Micheletti rimase all'ospedale Santorio Santorio di Pola ad assistere e operare i feriti che continuavano ad arrivare dalla spiaggia.

La sua figura resta una delle testimonianze più alte e dolorose di quella giornata: un padre devastato dal lutto che continuò a essere medico perché altre vite potevano ancora essere salvate



Vergarolla e l'esodo da Pola

La strage avvenne in un momento storico drammatico. Pola si trovava sotto amministrazione militare alleata mentre era in discussione il futuro dell'Istria. Pochi mesi più tardi, con il Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, la città sarebbe passata alla Jugoslavia.

La tragedia di Vergarolla contribuì ad accrescere paura e insicurezza nella comunità italiana di Pola, inserendosi nel contesto che accompagnò il successivo esodo di gran parte della popolazione italiana dalla città e dall'Istria.

Per decenni Vergarolla è rimasta una tragedia relativamente poco conosciuta dall'opinione pubblica italiana. Negli ultimi anni commemorazioni, studi storici, documentari e iniziative istituzionali hanno contribuito a riportarla all'attenzione nazionale.


Il commiato: ottant'anni dopo, i nomi vengono prima delle bandiere

A ottant'anni da quel 18 agosto, prima delle dispute politiche, delle interpretazioni storiche e delle responsabilità ancora discusse, restano le vittime.

Restano i bambini che quella domenica erano andati al mare. Restano le madri, i padri, i ragazzi e le famiglie che pensavano di assistere a una gara di nuoto e non tornarono più a casa.

Vergarolla ci ricorda quanto a lungo possa continuare a uccidere una guerra anche quando le armi sembrano aver smesso di sparare. E ci ricorda quanto sia fragile la vita delle persone quando confini, nazionalismi e contrapposizioni politiche diventano più importanti degli esseri umani.


A loro, alle vittime di Vergarolla, va oggi il commiato.

Non importa quale lingua parlassero, quale fosse la loro storia familiare o quale confine sarebbe stato tracciato pochi mesi dopo sulle carte diplomatiche. Quel pomeriggio erano soprattutto uomini, donne e bambini riuniti su una spiaggia.

Avevano davanti una domenica d'estate.

Alle 14.15 il tempo, per loro, si fermò.

Ottant'anni dopo, ricordarli significa restituire loro almeno ciò che nessuna esplosione può cancellare: il nome, la dignità e la memoria.

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