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domenica 23 agosto 2026

Una lira per domarli...

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



Il 24 agosto 1862 nasceva la Lira. Vittorio Emanuele II firmò la legge che unificava il sistema monetario italiano. Perché fare l’Italia era stato relativamente semplice; convincere gli italiani a usare tutti gli stessi soldi richiedeva invece una certa audacia.


Fino a quel momento la penisola era una specie di mercatino numismatico: circolavano lire, franchi, ducati, scudi, fiorini, piastre e altre monete che permettevano di entrare in una bottega per comprare il pane e uscirne con una laurea breve in ragioneria.


La legge Pepoli mise ordine: una sola moneta per il nuovo Regno, la lira italiana. Una scelta sabauda, naturalmente. Torino aveva già fornito all’Italia il re, il governo, la capitale e una discreta quantità di funzionari piemontesi. Mancava soltanto il portafoglio.


La lira nacque dunque piemontese, crebbe italiana e morì europea. Ebbe una vita lunga e movimentata: attraversò monarchie, guerre, fascismo, Repubblica, miracolo economico e inflazione. Perse parecchio valore e molti zeri, ma mai la capacità di farci sentire milionari. Negli anni Novanta bastava possedere un’utilitaria e un televisore per dichiarare, con impeccabile precisione contabile, di aver speso “una cosa come venti milioni”.


Poi arrivò l’euro e la lira andò in pensione. Da allora gli italiani la ricordano con affetto, sostenendo che con mille lire si comprasse praticamente ogni cosa: il giornale, il caffè, il tram, forse anche un piccolo appartamento in centro.


Non era vero, naturalmente. Ma la nostalgia, come insegnano gli inglesi, è il modo più elegante per ricordare un passato che non è mai esistito.

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Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi al mattino su Torino.plus e anche su: Instagram e Facebook




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