L’anno scolastico 2026/2027 non si limiterà a riportare studenti e insegnanti tra i banchi. Per una parte della scuola italiana segnerà l’avvio di un cambiamento rilevante nei programmi, nella valutazione del comportamento e nell’organizzazione dell’istruzione tecnica.
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Le novità riguarderanno soprattutto l’infanzia, la scuola primaria, le medie e le prime classi degli istituti tecnici. Su alcuni aspetti circolano però informazioni imprecise: l’intelligenza artificiale nei licei e la separazione tra Storia e Geografia fanno parte delle nuove Indicazioni presentate dal Ministero, ma la loro applicazione è prevista dal 2027/2028, dopo la consultazione con scuole, docenti, studenti e famiglie.
Vediamo dunque che cosa cambierà davvero già da settembre 2026 e che cosa, invece, è ancora in preparazione.
Nuove Indicazioni nazionali: si riparte dalle conoscenze fondamentali
Dall’anno scolastico 2026/2027 entreranno in vigore le nuove Indicazioni nazionali per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione. Il documento sostituirà progressivamente il precedente quadro del 2012 e punta a recuperare alcune competenze considerate essenziali, senza rinunciare all’educazione digitale.
Alla scuola primaria torneranno ad avere maggiore visibilità la scrittura manuale, il corsivo, la grammatica, il riassunto e la memorizzazione di poesie. Non si tratta semplicemente di un ritorno nostalgico alla scuola di una volta: l’obiettivo dichiarato è rafforzare attenzione, memoria, padronanza linguistica e capacità di organizzare il pensiero.
La calligrafia, in particolare, viene considerata un esercizio utile non soltanto per imparare a scrivere in modo leggibile, ma anche per sviluppare coordinazione, concentrazione e un rapporto più consapevole con le parole.
Accanto a queste attività tradizionali arriverà l’informatica fin dai primi anni. I bambini dovranno acquisire gradualmente familiarità con il pensiero computazionale, gli algoritmi, i dati e l’uso responsabile degli strumenti digitali. La tecnologia, quindi, non sostituirà carta e penna: almeno nelle intenzioni, dovrà affiancarle.
Anche l’inglese sarà proposto con modalità maggiormente comunicative, ludiche e immersive, privilegiando l’ascolto e l’interazione rispetto alla sola memorizzazione delle regole grammaticali. Le novità sono contenute nelle Indicazioni nazionali pubblicate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Musica fin dalla scuola dell’infanzia
La formazione musicale entrerà con maggiore decisione nella scuola dell’infanzia. Bambine e bambini saranno avvicinati al ritmo, al canto, all’ascolto e all’utilizzo di semplici strumenti.
Non si punta naturalmente a trasformare l’asilo in un conservatorio, ma a sviluppare sensibilità sonora, coordinazione, capacità di ascolto e partecipazione collettiva. La musica viene considerata anche uno strumento di inclusione, perché consente di comunicare e collaborare prima ancora di possedere una piena padronanza del linguaggio.
Alle medie torna il latino, ma sarà facoltativo
Una delle novità più discusse riguarda la scuola secondaria di primo grado. Dalla seconda media gli istituti potranno proporre il latino come insegnamento opzionale.
Non sarà dunque una materia obbligatoria per tutti e la sua effettiva attivazione dipenderà dall’offerta formativa delle singole scuole. Il percorso sarà orientato soprattutto alla comprensione del lessico e delle strutture della lingua italiana, più che alla traduzione sistematica di lunghe versioni.
Il latino viene presentato come uno strumento per conoscere l’origine delle parole, migliorare la padronanza dell’italiano e comprendere più profondamente la cultura europea. Resta tuttavia aperta una questione concreta: perché l’insegnamento non rimanga soltanto sulla carta, serviranno docenti disponibili, ore e un’organizzazione compatibile con le risorse degli istituti.
Voto in condotta: con il 5 non si viene ammessi
Nel 2026/2027 produrrà pienamente i suoi effetti anche la riforma della valutazione del comportamento introdotta dalla legge 150 del 2024 e dai successivi provvedimenti applicativi.
Nella scuola secondaria, il 5 in condotta comporta la non ammissione alla classe successiva o all’esame conclusivo. Con il 6, invece, il giudizio viene sospeso e lo studente deve preparare un elaborato critico su temi di cittadinanza attiva e solidale. Soltanto dopo la valutazione positiva del lavoro potrà essere ammesso alla classe successiva.
Per l’esame di Stato, il candidato che riceve 6 in comportamento dovrà affrontare il tema assegnato durante il colloquio. Il sistema è illustrato nella pagina del Ministero dedicata alla valutazione, mentre la cornice normativa è stabilita dalla legge 1° ottobre 2024, n. 150.
Cambia anche il significato della sospensione disciplinare. Per gli allontanamenti più brevi lo studente dovrà essere coinvolto in attività di approfondimento sulle conseguenze del proprio comportamento. Nei casi più gravi potranno essere previsti percorsi di cittadinanza attiva e solidale presso strutture convenzionate.
La sospensione, quindi, non dovrebbe più trasformarsi in una semplice vacanza forzata a casa, ma assumere una funzione educativa e riparativa.
La riforma degli istituti tecnici parte dalle classi prime
La trasformazione più concreta del 2026/2027 riguarderà gli istituti tecnici. La riforma partirà dalle classi prime e verrà estesa progressivamente agli anni successivi.
Il nuovo modello punta a rafforzare le discipline scientifiche e tecnologiche, le attività di laboratorio e il collegamento con il sistema produttivo. Le scuole dovranno dialogare maggiormente con imprese, università, ITS Academy e realtà economiche del territorio.
Il percorso continuerà ad articolarsi in due grandi settori.
Nel settore economico sono previsti gli indirizzi:
- Amministrazione, finanza e marketing;
- Turismo, beni ambientali e culturali.
Il settore tecnologico e ambientale comprenderà:
- Meccanica, meccatronica ed energia;
- Trasporti e logistica;
- Elettronica ed elettrotecnica;
- Informatica e telecomunicazioni;
- Grafica e comunicazione;
- Chimica, materiali e biotecnologie;
- Sistema moda;
- Agraria, agroalimentare e agroindustria;
- Costruzioni, ambiente e territorio.
Nel triennio aumenterà il peso delle specializzazioni, con l’obiettivo di rendere più riconoscibili le competenze acquisite dagli studenti. Il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 stabilisce che la nuova organizzazione si applichi alle prime classi dall’anno scolastico 2026/2027.
Resta però una sfida decisiva: i laboratori richiedono attrezzature aggiornate, docenti preparati e investimenti continuativi. Cambiare i nomi degli indirizzi non basterà se le scuole non disporranno degli strumenti necessari.
La filiera “4+2” diventa strutturale
Si consolida inoltre la filiera tecnologico-professionale 4+2, inizialmente avviata in forma sperimentale e ora inserita stabilmente nell’ordinamento.
Il modello prevede quattro anni di scuola secondaria superiore, seguiti eventualmente da due anni in un ITS Academy. Il diploma quadriennale conserva valore legale e permette sia di iscriversi all’università sia di entrare nel mondo del lavoro.
I due anni negli ITS costituiscono una possibilità aggiuntiva di alta specializzazione tecnologica, particolarmente orientata alle esigenze delle imprese. Non tutti gli istituti offriranno però il percorso: sarà necessario verificare quali scuole siano state autorizzate ad attivarlo.
Per il 2026/2027 il Ministero ha registrato una crescita delle adesioni e degli iscritti alla filiera, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo i dati ufficiali sulle iscrizioni, il modello sta dunque uscendo dalla fase pionieristica, anche se dovrà ancora dimostrare la propria efficacia sul piano occupazionale.
IA, Storia e Geografia nei licei: la vera partenza è prevista nel 2027/2028
Una precisazione è indispensabile. Le nuove Indicazioni per i licei sono state pubblicate dal Ministero nell’aprile 2026, ma al momento della presentazione è stato avviato un percorso di consultazione. L’adozione definitiva arriverà soltanto dopo il confronto con la comunità scolastica.
Il progetto prevede il superamento della “Geostoria” nel biennio e il ritorno a Storia e Geografia come discipline distinte. Il programma storico dovrebbe inoltre estendersi maggiormente verso l’età contemporanea, comprendendo l’ascesa della Cina e i nuovi equilibri geopolitici.
L’intelligenza artificiale entrerà invece come oggetto di studio trasversale. La matematica dovrà fornire gli strumenti logici per comprendere algoritmi, modelli e sistemi automatici, mentre le altre discipline saranno chiamate a esaminarne gli effetti culturali, etici e sociali.
L’obiettivo non sarà soltanto insegnare a utilizzare chatbot e programmi generativi, ma aiutare gli studenti a riconoscere errori, distorsioni, limiti e rischi della tecnologia. Le nuove Indicazioni vogliono formare ragazzi capaci di governare gli strumenti digitali, non semplicemente di farsi guidare da essi.
Tutto questo, però, è previsto dal 2027/2028, come chiarito anche dalla ricostruzione di RaiNews. Presentare queste misure come già operative in tutti i licei dal settembre 2026 rischia quindi di confondere famiglie e studenti.
Una scuola divisa tra tradizione e innovazione
Il nuovo indirizzo della scuola italiana prova a tenere insieme due esigenze apparentemente opposte: recuperare conoscenze e strumenti tradizionali – corsivo, memoria, grammatica, latino e disciplina – e preparare gli studenti a un mondo dominato da algoritmi, automazione e competenze tecnologiche.
La direzione è ambiziosa. Il risultato, tuttavia, dipenderà meno dagli annunci e più dalle condizioni concrete delle scuole: formazione degli insegnanti, continuità didattica, laboratori funzionanti, organici adeguati e tempo per applicare seriamente i nuovi programmi.
Perché tra scrivere “intelligenza artificiale” in un documento ministeriale e insegnare davvero ai ragazzi a comprenderla c’è, ancora una volta, tutta la distanza che separa una riforma sulla carta da una riforma realizzata.