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sabato 22 agosto 2026

No Vax sotto la Mole

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




A Palermo una bambina di quattro anni è morta per quella che le prime analisi indicano come difterite. Non era vaccinata. Saranno l’autopsia, gli esami dell’Istituto superiore di sanità e l’inchiesta della Procura a stabilire definitivamente la causa del decesso e se, durante i precedenti accessi in ospedale denunciati dalla madre, qualcosa sia stato sottovalutato.


Quello che non viene detto è che nel caso di difterite, i medici che vedono arrivare una bambina in pronto soccorso con tonsille infiammate e febbre, possono fare diagnosi di tonsillite, a meno che i genitori della bimba non abbiano detto, durante il triage, che sono appena tornati dal Congo (ed allora i medici cercheranno pure il virus Lassa, e metteranno in allarme rosso tutto l'ospedale), o dal Venezuela (ed allora cercheranno anche la Dengue), oppure che la bambina non ha fatto i vaccini obbligatori di base, ed allora, nel panico generale, cercheranno anche la difterite.

 
Difterite che nessuno di quei medici di pronto soccorso ha mai nemmeno visto in tutta la carriera, perchè l'ultimo medico che l'ha affrontata in Italia, nel 1991, o è morto o è in pensione. Sapere che la paziente non è vaccinata diventa quindi un’informazione decisiva per orientare rapidamente la diagnosi.


Anche riconoscendola subito, però, la difterite resta una malattia gravissima: l’antitossina non è sempre immediatamente disponibile e deve essere reperita presso centri specializzati, mentre ogni ora può essere preziosa. La malattia può risultare letale o provocare danni permanenti al cuore, ai reni e al sistema nervoso.


Per questo accusare automaticamente i medici di incompetenza è ingiusto. La responsabilità principale ricade su chi rifiuta la vaccinazione, esponendo i propri figli e gli altri a un rischio evitabile. Quando emerge un caso sospetto, i sanitari devono intervenire immediatamente anche sui familiari e sui contatti stretti con antibiotici, vaccinazione e sorveglianza. Ai medici, dunque, andrebbe riconosciuto lo sforzo di contenere conseguenze che la prevenzione avrebbe potuto evitare.


Il cuginetto della bambina, vaccinato, è stato contagiato ma presenta sintomi lievi. Un singolo caso non sostituisce uno studio scientifico, ma rappresenta una fotografia terribile.


Riguardo poi a chi è contro i vaccini, a qualsiasi vaccino, a Torino i No Vax hanno iniziato presto: circolavano sotto la Mole già due secoli fa.


Il 3 dicembre 1829 la Gazzetta Piemontese, destinata a diventare La Stampa, denunciava i dubbi diffusi tra la popolazione sull’efficacia e sulla natura del vaccino contro il vaiolo. C’erano già persone che, per ignoranza o per secondi fini, seminavano sospetti. 


Le autorità sabaude risposero in maniera poco incline alle discussioni da salotto: scuole e istituti non dovevano accettare chi fosse privo del certificato di vaccinazione o non avesse già contratto il vaiolo.


 Altro che “libera scelta”: i piemontesi dell’Ottocento avevano compreso che la libertà di ammalarsi termina quando comincia quella di contagiare gli altri. 


Cosa fece la Provincia di Torino? 

Impose alle scuole e a tutti gli istituti di  non ammettere  individui muniti di regolare certificato di vaccinazione (o di aver già contratto il vaiolo)  

Dalla Gazzetta Piemontese del 3 dicembre 1829.



L'ultimo caso conosciuto di vaiolo nel mondo è stato diagnosticato nel 1977 in Somalia. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ufficialmente eradicata questa malattia nel 1980. Eradicato proprio grazie alla somministrazione del vaccino (qui la storia) -  e sull’ideologia antivaccinista la storia ha già emesso la propria sentenza: il vaiolo è stato eradicato e la difterite quasi eliminata in Italia grazie ai vaccini, non grazie ai post indignati. Le malattie dimenticate non sono necessariamente scomparse: spesso siamo semplicemente noi ad aver smesso di offrire loro una strada per circolare.

Prima di condannare i medici bisogna leggere le cartelle cliniche e attendere l’inchiesta. Come direbbe un vecchio sabaudo: bogia nen va bene, ma davanti alle malattie bisogna muoversi — e vaccinarsi.


Fonti sanitarie: ISS–EpiCentro, OMS, ANSA sul caso di Palermo


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