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martedì 18 agosto 2026

Assietta quando Bogia nen significava stare fermi e vincere

Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




Ci sono giornate in cui per vincere bisogna correre, avanzare, innovare. E poi c'è il 19 luglio 1747, quando ai piemontesi toccò fare esattamente il contrario: non muoversi.

Siamo sull'Assietta, oltre duemila metri di quota, sul crinale tra Val di Susa e Val Chisone. Da una parte le truppe franco-spagnole, intenzionate a sfondare le difese sabaude; dall'altra piemontesi e austriaci, meno numerosi ma ben trincerati e con un piccolo vantaggio strategico: stavano sopra.


In montagna, dettaglio non trascurabile.


I francesi attaccarono ripetutamente le posizioni piemontesi e pagarono un prezzo altissimo. I difensori resistettero e ottennero una delle vittorie più celebri della storia militare sabauda.


Ed è qui che storia e leggenda cominciano a mescolarsi.


La tradizione lega infatti all'Assietta il celebre “Bogia nen!”, espressione piemontese traducibile grossomodo con “non muoverti”, “non cedere”. Secondo il racconto tramandato, il conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, comandante delle truppe piemontesi, avrebbe rifiutato di abbandonare una posizione particolarmente esposta.


Da allora bogia nen è diventato quasi un certificato antropologico piemontese.


Solo che bisogna stare attenti: l'origine precisa del motto e la sua formulazione durante la battaglia appartengono più alla tradizione successiva che a una citazione documentalmente certa pronunciata quel giorno.


Ma poco importa alla mitologia sabauda.

Perché bogia nen è magnifico proprio per la sua ambiguità.

Può significare:

“Non arretrare di un centimetro.”

Oppure, tre secoli dopo:

“Perché dovremmo cambiare? Abbiamo sempre fatto così.”

Nel 1747 funzionò benissimo.

Applicato alla burocrazia piemontese, qualche volta un po' meno.

La battaglia dell'Assietta rimane comunque uno degli episodi simbolicamente più importanti della storia sabauda: una forza numericamente inferiore riuscì a respingere un avversario molto più consistente sfruttando fortificazioni, terreno e posizione dominante.

Insomma, quel giorno i piemontesi scoprirono una cosa fondamentale:

se sei già nel posto giusto, qualche volta il progresso consiste nel non spostarsi.


Evidentemente la lezione piacque parecchio, perché da allora qualcuno in Piemonte deve averla presa un po' troppo alla lettera.

Buongiorno a tutti.

E ricordate: bogia nen.


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Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi al mattino su Torino.plus e anche su: Instagram e Facebook



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