La fimmina di Pittsburgh - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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giovedì 14 maggio 2026

La fimmina di Pittsburgh

 Il Bicerin di Claudio Pasqua

 - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda 





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Al Salone del Libro di Torino succedono cose curiose. Si entra per cercare un saggio sul Risorgimento e si esce con un'ossessione per una giornalista americana nata nel 1864. Colpa di Alessia Cannizzaro, palermitana, collega di penna e — pare — di vizi: anche lei ha il debole per le fimmini schiette, quelle che non si lasciano acchiappare.

Alessia me l'ha presentata davanti a un caffè tiepido, con quella naturalezza siciliana che a Torino chiameremmo sfrontatezza e in via Maqueda chiamano "cortesia". Devi conoscerla, ha detto, porgendomi il suo libro, Scritto con coraggio. E così, in cinque minuti, mi sono infatuato di Elizabeth Jane Cochran, in arte Nellie Bly.

A ventun anni risponde con una lettera furibonda a un articolo che spiega quanto le ragazze siano fatte solo per cucire.  L’editor George Madden, colpito dalla lettera firmata "Lonely Orphan Girl", le offrì di scrivere un articolo e poi un impiego stabile. — e la spedisce a scrivere di giardinaggio. 


Ma lei, la più spericolata tra le giornaliste americane dell’Ottocento, quando alle donne era concesso appena il margine della cronaca mondana, si fece rinchiudere in un manicomio fingendosi pazza per raccontare dall’interno gli orrori di Blackwell’s Island. Dieci giorni tra gelo, soprusi e silenzi che cambiarono il giornalismo investigativo e persino le condizioni dei malati mentali. “Basagliana” ante litteram: rimise al centro la dignità dei reclusi, mostrando che spesso il confine tra follia e marginalità sociale era deciso dal potere, non dalla medicina.


Poi, come se non bastasse, decise di fare il giro del mondo in meno di ottanta giorni, inseguendo Jules Verne e superando il suo immaginario Phileas Fogg. Partì con una sola valigia piccola e il coraggio enorme delle donne che non aspettano il permesso di nessuno. Tornò dopo settantadue giorni, diventando leggenda.


Forse è questo che ci seduce delle donne irraggiungibili: non la distanza, ma la libertà. Hanno qualcosa delle nobildonne sabaude e delle fimmini siciliane: eleganza trattenuta e tempesta dentro. Bevono il tè senza scomporsi mentre attraversano l’inferno.


E così, tra Torino e la Sicilia, tra il Bicerin e il profumo d’arance, mi sono ritrovato a pensare che alcune donne non si incontrano davvero. Si inseguono.




Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook






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