Fiori & Liquori di Enrica Forno: la nuova rubrica su Substack - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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giovedì 7 maggio 2026

Fiori & Liquori di Enrica Forno: la nuova rubrica su Substack


Insegnante e autrice torinese. Enrica Forno intreccia fiori, drink, libri e atmosfere: un invito a rallentare e lasciarsi ispirare con ricette, rimedi e raccolte.




C'è qualcosa di controcorrente, nel progetto di Enrica Forno. In un'epoca abituata a divorare contenuti, Fiori & Liquori nuova newsletter mensile su Substack - sceglie il tempo lungo: la ricerca delle fonti, la scrittura misurata, l'attenzione a dettagli che a uno sguardo distratto sembrerebbero accessori — un fiore, un digestivo, un brindisi — e che invece diventano porte d'ingresso a temi più vasti.


La forza di Fiori & Liquori non sta soltanto nei temi scelti, ma nello sguardo che li attraversa. Non è una newsletter gastronomica in senso classico, né un contenitore di curiosità botaniche: è piuttosto un piccolo laboratorio narrativo, in cui ogni oggetto diventa pretesto per qualcosa di più ampio.


Il pezzo dedicato al brindisi è uno degli esempi migliori. Qui Forno evita la trappola della nostalgia — che è sempre dietro l'angolo, quando si scrive di rituali — e tiene il discorso su un piano contemporaneo. Il brindisi vi appare come un gesto fragile, quasi residuale, eppure ostinato: un modo di dire all'altro che lo stiamo guardando.


Ancora più poetico, forse, il numero sulla rosa damascena. Il fiore non è trattato come materia prima per profumieri, ma come metafora di una ricerca dell'essenziale che richiede pazienza, scarto, lentezza. È qui che la scrittura di Forno trova la sua cifra migliore: partire dal concreto — petali, alambicchi, gocce — per arrivare a una domanda interiore, senza che il passaggio suoni mai retorico.


Funzionano molto bene anche gli approfondimenti dedicati ai liquori del territorio. VermouthBarolo Chinato e ratafià sfuggono alla scheda tecnica e diventano memoria liquida: archivi affettivi che raccontano famiglie, stagioni, abitudini piemontesi. Il territorio non è mai trattato come marketing.


Persino le digressioni di viaggio — Amsterdam, Dublino — non si limitano a essere consigli pratici. Sono estensioni narrative del tema, e contribuiscono a quella sensazione, propria della newsletter, di attraversare un piccolo atlante sensoriale.


La sua newsletter è una piccola forma di artigianato editoriale. Botanica, storia, cultura del bere e riflessione personale ci convivono senza che si sentano gli incastri.


Enrica, com'è nata l'idea di alternare ogni mese un fiore e un liquore?

Volevo raccontare il mondo attraverso simboli quotidiani. Fiori e liquori si somigliano più di quanto sembri: hanno entrambi un'aria leggera, decorativa, e invece dentro custodiscono storie lunghe — tradizioni, riti, identità territoriali. Alternarli mi permette di tenere aperto un doppio filo: la natura da una parte, la convivialità dall'altra.


Nei tuoi testi il fiore o il drink diventano quasi un pretesto. Quanto conta la riflessione rispetto all'informazione?

Conta moltissimo. La parte storica c'è, e richiede ore di lavoro che non si vedono mai abbastanza, ma la curiosità in sé non mi basta. Cerco sempre il momento in cui un argomento si apre su una domanda più grande.


Prendiamo il brindisi: sembra un gesto automatico, e invece, se ti fermi a osservarlo, capisci che è una piccola sospensione del tempo. Una dichiarazione che l'altro è lì, davanti a te, e che quel momento conta. Oppure la rosa damascena: per ricavarne l'essenza servono tonnellate di petali e ore di distillazione. Diventa inevitabile chiedersi cosa, nelle nostre vite, meriti davvero quel tipo di attenzione.


La newsletter ha anche una forte componente territoriale.

Perché certi prodotti raccontano i luoghi meglio di una guida. Vermouth, Barolo Chinato, ratafià non sono soltanto bottiglie: dentro ci sono colline, erbe officinali, ricette di famiglia, modi di stare a tavola. Mi piace pensarli come paesaggi liquidi.


Ogni tanto aggiungo anche un suggerimento di viaggio — un Irish coffee bevuto a Dublino mentre fuori piove, i tulipani di Amsterdam in aprile. Non sono semplici consigli pratici: sono inviti a guardare un luogo con un altro tipo di sguardo.


Dietro ogni uscita c'è un lavoro lungo. Quanto è importante, oggi, difendere la scrittura lenta?

Per me è quasi una forma di resistenza. Oggi si legge di corsa, si salta da un titolo all'altro, ed è il nostro tempo, va bene così. Però volevo costruire un piccolo spazio in cui ci si potesse fermare. La newsletter ha questo vantaggio: arriva in posta come una lettera, non la cerchi tu, è lei che bussa. Per questo tengo molto alla scrittura. Vorrei che chi apre la mail avesse la sensazione di ricevere qualcosa di pensato, non un altro contenuto da scorrere.


Che rapporto hai con i tuoi lettori?

Più caldo di quanto immaginassi all'inizio. Mi scrivono raccontandomi il nonno che faceva il nocino, un giardino visitato vent'anni fa, un profumo legato a qualcuno. È la parte più sorprendente del progetto: scoprire che temi apparentemente piccoli toccano qualcosa di profondo.


Se dovessi definire Fiori & Liquori in tre parole?

Memoria. Delicatezza. Convivialità.


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