
All'epoca qualcuno lo definì l'"algoritmo delle discussioni social", ma la verità è che questo concetto andrebbe applicato a qualsiasi tipo di discussione, non solo online.
Comunque era il 2016, Enrico Mentana aveva appena coniato il termine “webete” e in quel periodo si discuteva di quanto i social stessero dando la possibilità a tutti di esprimersi liberamente senza prendersi la briga di verificare notizie, fonti e informazioni. Un far-west comunicativo che mal sopportavo all’epoca e che oggi Federico - spiega - sopporta ancora meno. La situazione nel frattempo è probabilmente peggiorata, quindi lui ce lo ripropone, perché - dice - un ripasso non fa mai male, anche a 10 anni di distanza.
Potresti descriverti brevemente? Di cosa ti occupi?
In breve, sono un imprenditore e consulente.
Più precisamente, sono general manager di Redbrick e PratoSempreVerde, due brand attivi rispettivamente nel settore del tennis — con la realizzazione di campi con tecnologia ibrida — e nel mondo dell’erba artificiale. Per queste attività mi occupo della gestione aziendale, con focus su marketing e sviluppo commerciale.
Parallelamente porto avanti una mia attività di consulenza in ambito digital marketing, con cui supporto imprese, organizzazioni e professionisti nella definizione di strategie di marketing, social media, campagne advertising e contenuti.
Come ti è venuta in mente l’idea del diagramma di flusso? È nata in ambito lavorativo, considerando che il marketing è spesso un ambiente molto stressante e snervante?
L’idea — che nel 2026 compie dieci anni — è nata più che altro come uno “sfogo” personale. Era il periodo in cui si iniziava a discutere molto del ruolo dei social come strumento di amplificazione delle proprie opinioni, che spesso però non passano attraverso una corretta verifica delle fonti o adeguati momenti di studio e informazione.
Il risultato è che ci troviamo di fronte a troppi utenti tuttologi che, spesso anche con arroganza, sentenziano su tutto o, peggio ancora, attaccano e insultano, generando un Far West comunicativo in cui purtroppo a farne le spese è troppo spesso la corretta informazione. Una situazione ancora più grave quando si tratta di argomenti tecnici o delicati.
Ho sempre sostenuto l’importanza di una comunicazione online sana e soprattutto consapevole, a tutti i livelli. Lo spunto di riflessione nasce quindi dal comportamento delle persone sui social, ma resta valido per qualsiasi tipo di discussione, anche offline.
Credo che l’idea di trasformarlo in diagramma sia stata vincente proprio per la sua immediatezza: arriva dritta al punto meglio di qualsiasi spiegazione.
Oggi non credi che il diagramma andrebbe aggiornato, anche alla luce dell’AI e dei deepfake?
Credo che lo schema di ragionamento sia ancora valido, indipendentemente dalle tecnologie: vale per la discussione al bar così come per il dibattito sulla piattaforma social più avanzata.
Oggi l’AI ci offre possibilità enormi anche in termini di formazione e cultura — strumenti che potrebbero aiutarci a parlare con maggiore cognizione di causa — ma, come per ogni tecnologia, sta a noi decidere come utilizzarla. Possiamo farne buon uso per crescere e migliorare, oppure usarla in modo dannoso per noi stessi o per gli altri.
Vale per l’intelligenza artificiale, per i social media e per qualsiasi altro strumento: anche con un coltello posso scegliere se tagliare il pane oppure infilzare qualcuno.
Noi piemontesi abbiamo una versione leggermente diversa, in chiave sabauda. Cosa ne pensi?
Non sono esperto di dialetto piemontese, quindi — a proposito di AI — mi sono fatto aiutare da ChatGPT per la traduzione, e devo dire che non fa una piega… è decisamente geniale!
Ho visto circolare varianti e traduzioni del mio schema in diverse lingue, ma la versione sabauda mi mancava :)