Allarme penne nere a Genova - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

Post Top Ad

 


Post Top Ad

mercoledì 6 maggio 2026

Allarme penne nere a Genova


.

Scusate se il Bicerin oggi sarà un po' più lungo del solito: l'argomento mi tocca. Ho fatto il militare alla caserma Montegrappa — nomen omen — e il CAR a Cuneo, che per un piemontese non è una naja ma un Erasmus nella nostalgia alpina.


Io l'avevo detto, che quest'anno l'adunata a Genova non andava fatta. Bastava chiedere a noi piemontesi: con i genovesi c'è una storia lunga, fatta di scontri, di luoghi comuni e di conti separati al ristorante.


Ma a noi piemontesi non chiede mai nessuno. Perché siamo educati, perché parliamo piano, e perché abbiamo l'abitudine di dire le cose una volta sola — vizio che, in un Paese rumoroso, viene regolarmente scambiato per disinteresse.


Eppure bastava un minimo di esperienza sul campo. Il genovese medio entra in allerta già quando telefoni per prenotare un tavolo da quattro e poi ti presenti in cinque. Ti guarda come se avessi violato il trattato di Utrecht. Se poi chiedi “si può aggiungere una sedia?”, lui non risponde: sospira, abbassa gli occhi e inizia a rivalutare l’intera specie umana.


E allora io dico: davvero qualcuno pensava che Genova avrebbe reagito serenamente all’arrivo di centomila alpini e delle loro famiglie? Quattrocentomila in tutto? Gente che canta, beve, si abbraccia e soprattutto chiede indicazioni. In Liguria.


Comunque. L'Adunata Nazionale degli Alpini si celebra quest'anno nella città della Lanterna che ha accolto centinaia di migliaia di anziani col cappello piumato come avrebbe accolto un'incursione saracena: con sospetto.


Cominciamo dalla sindaca. Silvia Salis, ex martellista olimpica oggi prima cittadina, si è trovata a presiedere l'unica manifestazione al mondo capace di tenere insieme messe al campo, deposizioni di corone, cori di trincea e centomila ottuagenari che alle nove del mattino domandano, con cortesia ma con insistenza, dove sia la trippa.


Poi ci sono le associazioni. Adda passa’ ’a adunata — titolo che da solo sembra il risultato di un Erasmus tra sociologia militante, cabaret partenopeo e assemblea di quartiere — è il vademecum diffuso da Non Una di Meno Genova, Rete di Donne per la Politica, UDI, Centro Antiviolenza Mascherona e altre sigle che continuavano probabilmente ad aggregarsi mentre il comunicato andava in stampa.


Il documento contiene consigli pratici per affrontare il weekend. Primo fra tutti: munirsi di fischietto. Che trasforma improvvisamente l’Adunata degli Alpini in un incrocio tra un rave femminista, una gita scolastica del CAI e un corso arbitri FIGC.


Signore mie — e lo dico con tutto l'affetto che un piemontese può provare per chi non sia ligure — vi rendete conto del paesaggio? L'alpino medio dell'adunata ha settantasei anni, due ginocchia di ricambio e un livello di pericolosità sociale paragonabile a quello di un castagneto in autunno. L'ANA stessa segnala la difficoltà di coinvolgere i giovani dopo la sospensione della leva obbligatoria. La minaccia più concreta che il soggetto porta in città è l'ipoglicemia da grappa delle nove del mattino.


Sul merito, beninteso, siamo d'accordo con la sindaca quando ricorda che le molestie, "anche quelle verbali o travestite da goliardia", non sono folklore ma violenza, e che a Genova ci sarà "tolleranza zero". Bene. Benissimo.


Il problema è un altro. I reati contro le donne, in Italia, hanno autori di ogni tipo, provenienza e categoria umana. Quando l’allarme sociale è sincero, infatti, non guarda il passaporto o il colore del cappello. Perché statisticamente il cretino può annidarsi ovunque: tra gli alpini, tra i commercialisti, tra gli appassionati di subbuteo, nei gruppi WhatsApp dei genitori di seconda B, tra quelli che fanno crossfit, nei fan delle tisane detox, nei possessori di monopattino elettrico, e probabilmente anche nel direttivo di un circolo di burraco.


E un uomo che scrive “Buonaseeeeera” con sette vocali sotto ogni post Facebook di una donna lo troviamo in ogni social. Il punto non è il gruppo. Il punto è il cretino. E il cretino, purtroppo, è la forma di vita più trasversale del genere umano. 


Statisticamente parlando, se prendi un autobus pieno di gente in Italia hai ottime probabilità che a bordo ci siano: almeno un serial killer, un piromane, un molestatore e, peggio di tutti, uno che mette la carta della pizza nell’umido.  È la semplice matematica delle folle: quando raduni centinaia di migliaia di esseri umani non stai organizzando un conclave morale, stai facendo statistica applicata.


Per questo attribuire comportamenti devianti a un intero gruppo sulla base di un cappello è un ragionamento un po’ fragile. 


Inoltre c'è un dato antropologico che noi piemontesi conosciamo da secoli: il genovese è una creatura straordinaria, capace di tenere insieme la prudenza ligure, la diffidenza appenninica e l'ospitalità di un creditore. Il sospetto è la sua forma di accoglienza, il mugugno la sua forma di benvenuto, lo sconto la sua forma di affetto. E infatti non lo concede mai.


Bisogna capirlo. Per secoli ha visto arrivare francesi, austriaci, savoiardi e frotte di turisti desiderosi di accaparrarsi quei dieci centimetri di spiaggia che separano il mare dal mutuo acceso per pagare lettino e ombrellone.


Però, cari cugini di mare, qui non si parla di una gita parrocchiale o di un congresso di notai. Si parla degli alpini. Sono quelli che, quando frana il torrente, arrivano col badile prima del prefetto. Sono quelli che dopo il crollo del Ponte Morandi furono — lo ricorda la stessa Salis — "tra i primi a correre in aiuto della città". Per questo Genova ha accolto l'Adunata, e ha fatto benissimo.


Noi piemontesi guardiamo, e — coerenti con la regola sabauda — non diciamo niente. Pensiamo solo, sottovoce, una cosa molto semplice.


L'anno prossimo — il raduno — riportatela a casa. A Cuneo.





Post Top Ad