Il caro energia torna a preoccupare il sistema produttivo piemontese. Secondo dati diffusi da Confartigianato Imprese Piemonte, il 27,3% delle aziende artigiane della regione starebbe valutando una sospensione parziale dell’attività a causa dell’aumento dei costi energetici e delle tensioni internazionali che stanno incidendo sui mercati.
L’associazione segnala che, nell’arco degli ultimi due mesi, il prezzo del gas sarebbe cresciuto del 48%, quello dell’energia elettrica del 25% e il gasolio del 20%. Incrementi che pesano soprattutto sulle imprese manifatturiere, del trasporto e sui comparti ad alta intensità energetica come vetro, ceramica, metalmeccanica, legno-arredo e agroalimentare.
Sul fronte territoriale, elaborazioni attribuite alla CGIA di Mestre indicano per il Piemonte un aggravio complessivo dei costi energetici pari a circa 1,3 miliardi di euro nel 2026, di cui 879 milioni a carico diretto delle imprese regionali tra bollette di luce e gas. La regione risulterebbe tra le più esposte dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.
A rendere più complesso il quadro contribuiscono anche le criticità nelle rotte commerciali internazionali, in particolare nell’area dello Stretto di Hormuz, considerata strategica per gli scambi con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Secondo le stime richiamate da Confartigianato, tali mercati valgono 8,6 miliardi di euro di export per le piccole imprese italiane.
Nei giorni scorsi anche un fronte ampio di associazioni imprenditoriali piemontesi aveva lanciato l’allarme recessione, chiedendo un confronto urgente con le istituzioni e misure strutturali per sostenere competitività, investimenti in efficienza energetica e accesso a forniture da fonti rinnovabili.
Lo riporta ANSA.
