Uniformi olimpiche, memoria corta e mercificazione: una deficienza che ritorna - TORINO +

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lunedì 9 febbraio 2026

Uniformi olimpiche, memoria corta e mercificazione: una deficienza che ritorna

 



C’è qualcosa che stona profondamente nel racconto patinato delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Non è solo una questione di costi, di cantieri o di sostenibilità ambientale: è una deficienza culturale e di memoria, un déjà-vu che in Italia conosciamo fin troppo bene.

Vent’anni fa, a Torino 2006, era successa la stessa identica cosa. Finite le Olimpiadi, magazzini pieni, gestione confusa, materiali riciclati alla bell’e meglio. E soprattutto persone che, anni dopo, continuavano a indossare — spesso per necessità — tute consunte delle vecchie Olimpiadi, diventate più simbolo di abbandono che di orgoglio. Una scena che oggi si ripresenta, con un’amara sensazione di immobilismo: cambiano i loghi, cambiano le città, ma i meccanismi restano uguali.

Oggi la narrazione ufficiale parla di esclusività, di storia, di collezionismo. Lo dimostra un annuncio che circola senza pudore:

“Completo ufficiale del Tedoforo delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, originale e completo di cartellini. Indossato una sola volta esclusivamente per la sfilata ufficiale.”
“Pezzo estremamente raro, riservato a pochissimi selezionati e destinato a entrare nella storia delle Olimpiadi.”

Il prezzo? 1200 euro, spedizione esclusa.

Per cosa, esattamente?
Una giacca tecnica ufficiale Salomon Milano Cortina 2026, pantaloni tecnici abbinati, berretto, guanti, sacca/zainetto. Un set che nasce come divisa funzionale e simbolica, pensata per rappresentare un evento collettivo, e che finisce invece mercificata come oggetto di lusso, mentre altrove qualcuno continua a portare addosso i resti logori di Olimpiadi passate.

Qui sta la vera deficienza: l’incapacità di dare un senso duraturo alle cose, di trasformare l’eredità olimpica in valore sociale, non in vetrina per pochi o memorabilia a quattro cifre. Da una parte l’enfasi sul “pezzo rarissimo”, dall’altra la realtà di chi, “poveraccio” davvero, indossa ancora tute vecchie perché non c’è alternativa. Non nostalgia, ma necessità.

Le Olimpiadi dovrebbero essere futuro, non rigattieri del passato. Dovrebbero unire, non creare questo cortocircuito grottesco tra lusso simbolico e scarto reale. Se dopo vent’anni ripetiamo gli stessi errori di Torino 2006, allora il problema non è l’evento. È il sistema che lo gestisce.

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