Fulvia Pedani, una oncologa al servizio della prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno - TORINO +

Post Top Ad

 


Post Top Ad

martedì 10 febbraio 2026

Fulvia Pedani, una oncologa al servizio della prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno

L'INTERVISTA di Claudio Pasqua

Il numero di febbraio di TORINO PLUS è dedicato alla dr.ssa  Fulvia Pedanimedico oncologo e dirigente con esperienza pluriennale presso la Città della Salute e della Scienza di Torino, dove ha operato nella S.C. Oncologia Medica 2 e nella Breast Unit, occupandosi anche di protocollo clinico di ricerca oncologica e come Consulente Tecnico per il Tribunale in ambito oncologico.



Dal 2012 è Presidente e fondatrice del Comitato ANDOS onlus di Torino, associazione attiva nell’accoglienza, nel supporto psicologico e nella promozione della prevenzione e diagnosi precoce del tumore al seno.

Per il suo impegno in ambito professionale e sociale è stata insignita dell’Onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

Nel 2025 è stata eletta Presidente della Consulta Femminile Regionale del Piemonte, organismo consultivo del Consiglio regionale del Piemonte dedicato ad ascolto, analisi e proposte su tematiche di pari opportunità e diritti delle donne nel territorio piemontese.


Qual è la prima battaglia concreta che vuole portare avanti come Presidente della Consulta Femminile del Piemonte?

La prima battaglia è potenziare il ruolo della Consulta Femminile come spazio di ascolto, confronto e proposta, rafforzandone la capacità di fare rete tra istituzioni, associazioni e territorio. Significa valorizzare ciò che già esiste per renderlo più efficace, sostenere e ampliare strumenti concreti già esistenti come gli sportelli di ascolto per le donne, promuovere la cultura della parità anche nel mondo del lavoro attraverso l’incremento della certificazione di genere delle aziende, e valorizzare iniziative educative di lungo periodo come la Carta dei diritti delle bambine. Azioni diverse, ma unite da un obiettivo comune: tradurre i bisogni reali delle donne – in particolare di quelle più fragili e meno visibili – in politiche e pratiche quotidiane, accessibili e misurabili.


Oggi, qual è la fragilità femminile più sottovalutata dalle istituzioni?

La solitudine. Non solo quella delle donne anziane, ma anche quella delle donne giovani e adulte che tengono insieme lavoro, famiglia, cura degli altri e talvolta anche la propria malattia. È una fragilità silenziosa, che non fa rumore finché non diventa emergenza sanitaria, psicologica o sociale. E quando arriva a quel punto, spesso è già tardi. È fondamentale che le istituzioni riconoscano questa realtà e creino percorsi di supporto e prevenzione adeguati, oltre che promuovere la solidarietà di genere.


Prevenzione: cosa manca davvero, oggi, per raggiungere tutte le donne?

Manca l’equità. I programmi di prevenzione esistono, ma non raggiungono tutte le donne nello stesso modo. Servono informazione chiara, linguaggi accessibili, mediazione culturale e flessibilità negli orari e nei luoghi. Occorre andare incontro alle donne, non aspettare che siano loro a bussare a una porta che spesso nemmeno sanno che esista o che conoscono in modo errato. La prevenzione è un’opportunità preziosa: investire in essa significa affrontare problemi di salute in modo più tempestivo, meno invasivo e con significativo risparmio di risorse preziose.


Sanità e associazioni: senza il volontariato, cosa rischia di perdersi nella cura?

Senza il volontariato si rischia di perdere non solo l’umanità della cura, ma anche una funzione fondamentale di advocacy e di “sentinella” dei bisogni. Le associazioni intercettano precocemente le fragilità, segnalano le criticità del sistema e danno voce a chi spesso non riesce a farsi ascoltare. Sono una forza propulsiva, capace non solo di accompagnare le persone ma anche di contribuire all’evoluzione dei percorsi di cura e delle politiche sanitarie, contribuendo a mantenere la sanità pubblica più vicina alle persone.
Il volontariato non sostituisce la sanità pubblica, ma la completa e sostiene nei momenti in cui il sistema, da solo, non riesce ad arrivare. Senza le associazioni, la cura rischia di diventare solo prestazione e di diventare più distante, meno equa e meno capace di evolvere, mentre la salute è relazione, fiducia e continuità. Un valore riconosciuto anche dal Codice del Terzo Settore, che sancisce non solo la possibilità di collaborazione e cooperazione con le istituzioni, ma anche di coprogettazione, in una logica di corresponsabilità orientata al bene comune.


Se potesse lanciare un messaggio immediato alle donne piemontesi, quale sarebbe?

Non siete sole. La prevenzione è un’opportunità preziosa rivolta alle persone sane che permette di intervenire precocemente, migliorare la qualità e la quantità della vita e ridurre l’impatto delle cure e dei loro effetti collaterali. Prevenzione e cura sono due aspetti della tutela della salute: la prevenzione guarda al futuro, la cura protegge il presente. Investire nella prevenzione significa prendersi cura di sé quando si sta bene, per vivere meglio il proprio tempo. Prendersi cura di sé non è egoismo, ma un atto di responsabilità verso se stesse, chi ci sta accanto e la società. Il vostro corpo, il vostro tempo e la vostra salute hanno valore. Insieme – donne, istituzioni, territorio e volontariato – possiamo costruire una rete efficace, capace di sostenere ogni donna, in ogni fase della vita.


Leggi anche: L'EDITORIALE DI FEBBRAIO DI GIOVANNI FIRERA




Post Top Ad