Il Piemonte perde il primato: fine di un’era targata Alba
di Claudio Pasqua
Per anni il volto della ricchezza italiana è stato quello — discreto ma solidissimo — di Giovanni Ferrero, erede dell’impero dolciario nato ad Alba, nel cuore del Piemonte. Un primato che sapeva di territorio, di industria familiare, di manifattura d’eccellenza.
Secondo la classifica in tempo reale di Forbes (febbraio 2026), però, qualcosa è cambiato: con un patrimonio stimato in 42,8 miliardi di dollari, Andrea Pignataro ha superato Ferrero, scalzando dal vertice uno dei simboli economici più forti del Nord-Ovest italiano.
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| Andrea Pignataro - AI generated |
Per il Piemonte non è solo una questione di classifica. È la fine di un’epoca in cui il primato nazionale era legato a un modello produttivo tradizionale, radicato nel territorio e riconoscibile in tutto il mondo grazie a marchi iconici.
Dalle colline piemontesi ai server globali: il cambio di paradigma
Se Ferrero rappresenta la storia industriale piemontese — dalla pasticceria di Alba all’espansione globale — Andrea Pignataro incarna una nuova forma di potere economico.
Nato a Bologna nel 1970, laureato in Economia e con un dottorato in matematica all’Imperial College di Londra, Pignataro costruisce la sua carriera nella finanza internazionale, prima in Salomon Brothers e poi fondando nel 1999 ION Group.
Il punto chiave? Non ha creato un marchio da scaffale, ma le “infrastrutture invisibili” che permettono alla finanza mondiale di funzionare.
L’impero silenzioso di ION
ION fornisce software per il trading, la gestione del rischio, l’elaborazione dei dati e l’automazione dei processi finanziari. In pratica, realizza le tubature digitali attraverso cui scorrono miliardi ogni giorno.
Non una fabbrica, ma una rete.
Non un prodotto iconico, ma un’infrastruttura strategica.
Il quartier generale è a Dublino, l’impronta è globale, la crescita è avvenuta anche tramite una lunga serie di acquisizioni nel settore fintech. Pignataro vive a Saint Moritz e resta lontano dai riflettori: pochissime interviste, nessuna esposizione social, rarissime fotografie pubbliche.
Dal modello piemontese al capitalismo algoritmico
Il sorpasso su Giovanni Ferrero ha un valore simbolico forte, soprattutto se letto dalla prospettiva piemontese.
Il Piemonte è storicamente una delle culle dell’industria italiana: dall’automotive al tessile, dall’agroalimentare alla meccanica. Il successo Ferrero rappresentava la continuità di quel modello: radici territoriali solide, produzione concreta, brand riconoscibile.
Con Pignataro al vertice, invece, la ricchezza italiana assume un volto nuovo:
- meno legato a un territorio specifico
- più connesso ai flussi digitali globali
- basato su dati, algoritmi, software
È la fotografia di un’economia che si sposta dalle fabbriche ai server.
Questo non significa un ridimensionamento del Piemonte. Ferrero resta uno dei gruppi più solidi e internazionalizzati del Paese. Alba continua a essere uno dei centri simbolici dell’agroindustria italiana.
Ma il primato perso segnala che la leadership economica non si gioca più solo nei distretti industriali storici. Si gioca nei mercati finanziari digitalizzati, nelle piattaforme, nell’intelligenza artificiale applicata alla finanza.
Il Piemonte ha scritto una parte fondamentale della storia industriale italiana.
Il nuovo capitolo, però, parla un linguaggio diverso.
Il paradosso dell’uomo invisibile
C’è infine un elemento quasi narrativo: l’uomo più ricco d’Italia è praticamente sconosciuto al grande pubblico. In un’epoca dominata dall’auto-narrazione, Pignataro rappresenta l’opposto del capitalismo mediatico.
Mentre i prodotti Ferrero sono entrati nelle case di milioni di famiglie, il software di ION passa sotto le mani — spesso inconsapevoli — di operatori finanziari in tutto il mondo.
L’Italia, però, guadagna la prova che la sua ricchezza può nascere anche nei territori invisibili della finanza digitale.
E forse è proprio questa la vera notizia: non chi è il più ricco, ma dove oggi si genera davvero il potere economico.
