di Claudio Pasqua
Tra materiali infiammabili, vie di fuga e controlli: il vero punto critico resta l’enforcement e la cultura del rischio
La strage di Crans-Montana, l’incendio che nella notte di Capodanno ha devastato il locale “Le Constellation” causando oltre 40 morti e circa cento feriti, riporta drammaticamente al centro una domanda che l’Europa conosce fin troppo bene: il problema sta nella mancanza di norme o nel fatto che, troppo spesso, non vengono applicate fino in fondo?
È una domanda che a Torino ha un peso particolare. Nel 1983, l’incendio del Cinema Statuto, con 64 vittime intrappolate dal fumo e dalle fiamme, mostrò in modo irreversibile cosa accade quando materiali combustibili, uscite inadeguate e controlli insufficienti si combinano in un luogo chiuso e affollato. Quarant’anni dopo, il copione che emerge dalle prime ricostruzioni di Crans-Montana appare inquietantemente familiare.
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| L'entrata del Cinema Statuto di Torino dopo l'incendio che, il 13 febbraio 1983, costò la vita a 64 persone |
Secondo gli inquirenti, l’innesco dell’incendio svizzero sarebbe stato l’uso di fountain candles su bottiglie, posizionate troppo vicino al soffitto: le scintille avrebbero raggiunto pannelli fonoassorbenti, provocando un incendio rapidissimo culminato in un flashover in pochi secondi. Una dinamica che ricorda, per modalità ed effetti, molte delle grandi tragedie avvenute in spazi di intrattenimento chiusi, dal Cinema Statuto in poi.
Svizzera: norme armonizzate, controlli decentrati
In Svizzera la prevenzione incendi negli edifici aperti al pubblico non è regolata da un unico codice federale, ma da un sistema decentralizzato: l’esecuzione spetta ai cantoni, mentre le regole tecniche sono armonizzate a livello nazionale attraverso le norme VKF/AEAI. Un impianto solido sulla carta, che disciplina in modo puntuale materiali, compartimentazioni e vie di fuga, soprattutto nei locali ad alta densità di pubblico.
Il caso di Crans-Montana, tuttavia, mette in luce una zona grigia già nota anche in Italia: la distanza tra conformità formale e rischio reale. Secondo la procura vallesana, il locale non era soggetto a ispezioni annuali; i gestori sostengono di aver rispettato le norme. Ma tra ristrutturazioni, cambi di destinazione d’uso e utilizzo di effetti scenici, la sicurezza “certificata” può non coincidere con quella effettiva in una notte di festa.
Europa: standard comuni, responsabilità nazionali
Anche nell’Unione Europea non esiste una direttiva specifica per discoteche e locali notturni. La prevenzione incendi resta competenza degli Stati, mentre l’UE armonizza soprattutto standard tecnici, come le classificazioni di reazione al fuoco dei materiali (EN 13501-1). Proprio questi materiali — rivestimenti, pannelli acustici, decorazioni — sono spesso al centro delle indagini post-incendio, perché possono trasformare un innesco minimo in una tragedia in pochi minuti.
Italia e il precedente torinese
In Italia, il quadro normativo è storicamente più dettagliato per i locali di pubblico spettacolo, a partire dal D.M. 19 agosto 1996, affiancato oggi dal Codice di prevenzione incendi. Norme nate anche sull’onda emotiva e politica di tragedie come quella del Cinema Statuto, che segnò un punto di non ritorno nella percezione della sicurezza nei luoghi chiusi.
Eppure, come dimostra Crans-Montana, la presenza di regole non garantisce automaticamente la loro efficacia. La storia torinese insegna che il vero discrimine non è solo progettuale, ma gestionale: capienza reale, uscite sempre accessibili, materiali corretti e personale formato a reagire nei primi, decisivi secondi.
La lezione che ritorna
Crans-Montana conferma un modello già tristemente noto: non è mai un singolo errore a uccidere, ma l’effetto combinato di inneschi banali, materiali sbagliati, spazi saturi e vie di fuga inefficaci. È lo stesso schema che, quarant’anni fa, rese il Cinema Statuto una trappola mortale.
Il confronto tra Svizzera e Paesi UE, più che giuridico, è quindi operativo. La vera differenza non la fanno le norme scritte, ma la frequenza dei controlli, la capacità di aggiornare le verifiche dopo ogni modifica e, soprattutto, una cultura della sicurezza che non venga sospesa nelle notti di festa. A Torino, questa lezione ha un nome e una data. E non dovrebbe essere dimenticata.


