C’è una Milano che oggi sembra lontanissima, eppure decisiva per capire l’Italia contemporanea. È la Milano degli anni pre-Tangentopoli, capitale del business, del glamour e delle ambizioni senza freni.
È in questo scenario che Marco Caselgrandi ambienta il suo romanzo Corri amico, corri, pubblicato da Vallecchi, con prefazione di Mogol. Il protagonista è Maurizio Robertini, ventiseienne barese, laureato e impiegato presso la sede milanese della SIAE: un giovane uomo che osserva, vive e attraversa una stagione irripetibile, fatta di opportunità , eccessi e illusioni di stabilità . Caselgrandi sceglie uno sguardo intimo e misurato per raccontare una città che corre veloce, proprio come i suoi abitanti, spesso senza interrogarsi sulla direzione.
Il romanzo ruota attorno a due amicizie parallele, intense e coinvolgenti, ma profondamente diverse tra loro. Rapporti che si sviluppano su piani distinti, quasi speculari, e che finiscono per condurre il protagonista – e il lettore – verso un epilogo inatteso. Non c’è giudizio morale, né nostalgia compiaciuta: c’è piuttosto la consapevolezza che certi anni hanno inciso nel profondo le biografie individuali e collettive.
La scrittura di Caselgrandi è sobria, scorrevole, capace di restituire il clima di un’epoca senza sovraccarichi descrittivi. Milano non è solo sfondo, ma personaggio silenzioso: una città “da bere” che promette tutto e non garantisce nulla. In questo senso, la corsa evocata dal titolo è insieme fisica ed esistenziale, slancio e fuga, desiderio di affermazione e paura di fermarsi.
La prefazione di Mogol accompagna il testo con discrezione, sottolineandone la dimensione emotiva e il valore della semplicità narrativa, cifra che rende il romanzo accessibile ma non superficiale. Corri amico, corri è un romanzo generazionale che parla di amicizia, identità e scelte, ma anche di un Paese che stava per cambiare volto senza saperlo. Una lettura che illumina il passato recente per interrogare il presente, con misura e intelligenza.
