Scontri No Tav a Chiomonte: oltre un milione di euro di danni e il rischio per il turismo della Valsusa - Torino Plus – News, eventi e approfondimenti su Torino

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lunedì 27 luglio 2026

Scontri No Tav a Chiomonte: oltre un milione di euro di danni e il rischio per il turismo della Valsusa

 


La Regione Piemonte si costituirà parte civile

CHIOMONTE – Dopo i violenti disordini avvenuti nell’area del cantiere della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, la Regione Piemonte ha annunciato che si costituirà parte civile nei procedimenti penali relativi alle devastazioni.


La prima valutazione diffusa dalla Regione indica danni diretti superiori a un milione di euro. Si tratta, tuttavia, di una stima iniziale, destinata a essere precisata attraverso perizie, inventari dei materiali danneggiati, costi di ripristino e valutazioni sull’interruzione delle attività.


Il presidente della Regione Alberto Cirio ha sottolineato anche l’esistenza di un danno più ampio, legato all’immagine della Valsusa e del Piemonte durante la stagione turistica estiva. La costituzione di parte civile consentirà all’ente di chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e, qualora ne ricorrano i presupposti, di quelli arrecati all’immagine e agli interessi collettivi del territorio.


Danni diretti e costi indiretti

Il milione di euro indicato dalla Regione riguarda i danni materiali inizialmente rilevati. Il costo complessivo di episodi di questo genere può però essere più elevato, perché comprende diverse componenti:

  • riparazione di recinzioni, mezzi, impianti e strutture;
  • sostituzione delle attrezzature distrutte;
  • sospensione o rallentamento dei lavori;
  • rafforzamento dei dispositivi di sicurezza;
  • impiego straordinario delle forze dell’ordine;
  • eventuali chiusure o limitazioni della viabilità;
  • costi assicurativi, giudiziari e amministrativi.

Non tutti questi elementi possono essere automaticamente attribuiti ai responsabili dei disordini. Per stabilire un risarcimento occorre dimostrare, caso per caso, il rapporto causale tra le singole condotte e il danno economico prodotto.


Il dato di “oltre un milione di euro” deve quindi essere presentato correttamente come prima stima istituzionale dei danni diretti, non ancora come costo definitivo dell’intera giornata di scontri.


Il turismo della montagna piemontese era in crescita

La preoccupazione per l’immagine della valle si inserisce in un momento particolarmente importante per il turismo montano. Secondo l’Osservatorio turistico regionale, nei primi nove mesi del 2025 le località montane piemontesi avevano registrato un aumento dell’8,5% negli arrivi e del 16,9% nei pernottamenti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


Nei primi mesi dell’estate 2025, considerando giugno e luglio, il Piemonte aveva inoltre registrato una crescita di circa il 4% degli arrivi e del 5% delle presenze, sostenuta soprattutto dai visitatori stranieri.


Chiomonte è classificato dall’Istat tra i comuni con vocazione turistica montana. Il suo valore turistico non dipende soltanto dalle strutture ricettive presenti nel paese, ma anche dalla collocazione nel sistema dell’Alta Valsusa, dagli itinerari escursionistici, dal patrimonio storico e archeologico, dalla viticoltura alpina e dalla vicinanza con destinazioni più conosciute come Susa, Bardonecchia, Sauze d’Oulx e il comprensorio della Via Lattea.


È già possibile misurare il danno al turismo?

Al momento non risultano disponibili dati statistici pubblici che consentano di attribuire agli ultimi scontri una diminuzione precisa delle prenotazioni, degli arrivi o dei pernottamenti in Valsusa.

Per parlare scientificamente di “danno al turismo” sarebbe necessario confrontare almeno:

  1. cancellazioni e nuove prenotazioni successive agli scontri;
  2. presenze alberghiere ed extralberghiere rispetto agli stessi giorni degli anni precedenti;
  3. andamento di comuni simili non interessati dai disordini;
  4. traffico stradale e ferroviario;
  5. spesa effettuata dai visitatori;
  6. recensioni e conversazioni online sulla destinazione;
  7. durata e diffusione mediatica delle immagini degli scontri.

Senza queste verifiche, l’impatto reputazionale è un rischio plausibile e fondato, ma non è ancora una perdita economica quantificata.


Cosa dice la ricerca internazionale

Gli studi sul turismo mostrano che disordini, instabilità politica e immagini di violenza possono modificare la percezione di sicurezza di una destinazione. Non significa però che ogni protesta produca automaticamente un crollo delle presenze.


Uno studio pubblicato su Annals of Tourism Research ha analizzato gli effetti dell’instabilità politica catalana del 2017 sugli arrivi e sulla spesa dei turisti internazionali. Utilizzando differenti modelli statistici, gli autori hanno individuato effetti negativi, ma non uniformi: intensità e durata dipendevano dai mercati di provenienza e dal periodo analizzato.


Una ricerca pubblicata su Tourism Management ha mostrato che il modo in cui i mezzi di informazione raccontano terrorismo e instabilità politica può aumentare la percezione del rischio turistico. Le immagini più drammatiche, ripetute e prive di contesto tendono a influenzare maggiormente chi non conosce direttamente la destinazione.


Altri studi confermano che l’immagine percepita, il rischio e la conoscenza precedente del luogo incidono sulla disponibilità a visitarlo o a ritornarvi. I turisti che hanno già frequentato una destinazione sono generalmente più resistenti alle notizie negative rispetto a chi deve ancora sceglierla.


Una ricerca condotta su oltre 150.000 recensioni online ha inoltre studiato come l’attentato di Barcellona e la crisi politica catalana avessero modificato il linguaggio utilizzato dai visitatori. Il risultato più importante è che la reputazione turistica non dipende soltanto dall’evento, ma dal modo in cui viene raccontato, dalla sua persistenza nelle conversazioni online e dalla capacità delle istituzioni di ristabilire una percezione di normalità.


Questi studi riguardano eventi generalmente più gravi o prolungati rispetto agli scontri di Chiomonte. Non possono quindi essere usati per calcolare direttamente le perdite della Valsusa, ma indicano i meccanismi attraverso i quali un episodio violento può produrre conseguenze economiche indirette.


Il paradosso dell’immagine territoriale

La Valsusa viene promossa come destinazione di natura, sport, cultura, ospitalità e tranquillità. Le immagini di barricate, incendi, assalti e reparti in assetto antisommossa trasmettono un’immagine opposta.


Il rischio più concreto non è necessariamente che i turisti già presenti abbandonino immediatamente la valle, ma che una parte dei potenziali visitatori scelga altre località alpine percepite come più tranquille. Questo effetto può interessare soprattutto famiglie, visitatori stranieri e persone che conoscono poco la geografia locale e possono confondere un’area circoscritta attorno al cantiere con l’intera Valsusa.


Allo stesso tempo, sarebbe improprio descrivere tutta la valle come un territorio permanentemente violento. Gli scontri si concentrano generalmente in luoghi e momenti specifici e non rappresentano la vita quotidiana della maggioranza dei comuni valsusini.


Una comunicazione istituzionale efficace dovrebbe quindi evitare due errori opposti: minimizzare le devastazioni oppure trasformare un episodio localizzato in una rappresentazione complessiva della valle.


Cosa dicono gli studi sociologici sul movimento No Tav

Le ricerche sociologiche descrivono il No Tav come un movimento complesso, radicato nel territorio e composto, nel corso degli anni, da gruppi sociali differenti: amministratori locali, professionisti, lavoratori, pensionati, giovani attivisti, associazioni ambientaliste e componenti antagoniste.


Donatella della Porta e Gianni Piazza hanno interpretato la mobilitazione come un conflitto nel quale la difesa locale del territorio è stata progressivamente collegata a temi più ampi: democrazia partecipativa, critica alle grandi opere, ambiente, uso delle risorse pubbliche e rapporto tra comunità locali e potere centrale. La letteratura scientifica mette quindi in discussione la riduzione del fenomeno a semplice protesta “Nimby”.


Una ricerca pubblicata su American Behavioral Scientist evidenzia inoltre la natura intergenerazionale del movimento e la sua capacità di coinvolgere fasce d’età differenti, elemento non comune nelle mobilitazioni politiche contemporanee.


Studi etnografici più recenti hanno analizzato anche il ruolo della vulnerabilità, della memoria degli scontri e della percezione della violenza di polizia nella costruzione dell’identità degli attivisti.


Queste interpretazioni aiutano a comprendere la durata del conflitto, ma non giustificano le azioni violente. La distinzione tra dissenso, protesta non violenta, disobbedienza civile e devastazione è essenziale sia sul piano giuridico sia su quello sociologico.


Attribuire indiscriminatamente ogni episodio violento all’intero movimento sarebbe una semplificazione. Allo stesso modo, presentare le devastazioni come inevitabili conseguenze del conflitto sociale significherebbe cancellare la responsabilità individuale di chi utilizza incendi, esplosivi, pietre o strumenti offensivi.


Come misurare seriamente le conseguenze

Per valutare l’impatto reale sul turismo, la Regione e gli enti locali potrebbero istituire un monitoraggio specifico per Chiomonte e per i comuni vicini.


Il metodo più affidabile sarebbe un confronto statistico tra l’andamento delle prenotazioni dopo gli scontri e quello registrato negli stessi periodi degli anni precedenti, utilizzando altre località montane piemontesi come gruppo di controllo. In economia questo approccio viene spesso definito “difference in differences”.


Il monitoraggio dovrebbe comprendere dati alberghieri, affitti brevi, visite ai musei, traffico, transazioni elettroniche, richieste agli uffici turistici e reputazione online. Solo in questo modo sarebbe possibile separare gli effetti degli scontri da quelli dovuti al meteo, ai prezzi, alla disponibilità delle strutture o all’andamento generale della stagione.


Una ferita economica e civile

La prima stima superiore al milione di euro restituisce la dimensione materiale delle devastazioni, ma non esaurisce il problema. I costi indiretti possono coinvolgere lavoratori, attività commerciali, strutture ricettive, aziende agricole e cittadini che non hanno alcuna responsabilità nel conflitto.


La ricerca sul turismo conferma che sicurezza percepita e reputazione influenzano le scelte dei visitatori. Tuttavia, per trasformare questa relazione generale in una valutazione economica della situazione valsusina servono dati locali, confronti temporali e analisi indipendenti.


È quindi corretto parlare di grave rischio reputazionale e di possibili ricadute economiche, mentre sarebbe prematuro indicare oggi una cifra precisa per il danno turistico.


La tutela della Valsusa richiede contemporaneamente il perseguimento di chi commette violenze, la protezione delle imprese e una comunicazione capace di ricordare che la valle non coincide con le immagini degli scontri. Il dissenso appartiene alla democrazia; la devastazione dei beni e l’aggressione alle persone appartengono invece alla responsabilità penale.


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