Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
In Piemonte siamo gente prudente. Così prudente che, quando qualcuno ci guarda un po' troppo a lungo, pensiamo subito di avere una foglia di insalata tra i denti, non di essere finiti dentro un algoritmo.
Adesso arriva l'intelligenza artificiale con il riconoscimento facciale per aiutare le forze dell'ordine. E subito parte il coro: "È lo Stato di polizia!", "Ci controlleranno tutti!", "Addio libertà!".
Ora, con il dovuto rispetto, viene da sorridere.
Prima di evocare scenari alla Blade Runner, forse converrebbe fermarsi un momento e distinguere tra fantascienza e realtà. Un sistema di riconoscimento facciale disciplinato dalla legge, sottoposto all'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, a controlli indipendenti e a limiti rigorosi, non è automaticamente sinonimo di sorveglianza di massa. Le garanzie giuridiche esistono proprio per impedire gli abusi, e sono quelle che fanno la differenza tra uno Stato di diritto e uno Stato autoritario.
E poi: Se davvero l'IA dovesse imparare osservando il comportamento degli italiani, dopo una settimana chiederebbe il trasferimento in Svizzera.
- sulle rotonde la freccia è considerata un'opinione personale;
- il limite dei 50 km/h significa "50... più un piccolo margine di fantasia";
- le doppie file sono "parcheggi emozionali";
- il rosso del semaforo è solo un invito alla riflessione;
- le quattro frecce trasformano qualsiasi divieto di sosta in un diritto costituzionale;
- il pedone sulle strisce ha la precedenza... ma solo se riesce a dimostrarlo;
- la corsia di emergenza, nei giorni di traffico, diventa improvvisamente la più veloce;
- il clacson è uno strumento di dialogo istituzionale;
- il "sono qui un minuto" dura esattamente quanto una puntata di una serie TV;
- il cartello "vietato l'accesso" viene interpretato come "prova, magari funziona".
Il vero problema, semmai, è che l'intelligenza artificiale rischia di diventare più educata degli esseri umani.
Naturalmente servono regole rigorose, controlli e garanzie: una tecnologia del genere può essere utile solo se resta al servizio della legge e non il contrario. Servono limiti precisi sull'uso, autorizzazioni nei casi previsti, tracciabilità degli accessi, verifiche indipendenti, sanzioni per gli abusi e la possibilità di contestare eventuali errori. In altre parole, non è la tecnologia a dover spaventare, ma un suo utilizzo senza regole.
Però, da buoni sabaudi, una domanda viene spontanea: se il sistema riuscisse finalmente a riconoscere chi rompe davvero le scatole ai cittadini onesti, siamo sicuri che qualcuno avrebbe ancora voglia di protestare?
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