Il Bicerin - Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
La Banca centrale europea ha presentato i nuovi bozzetti delle future banconote in euro. Sono eleganti, curate, ricche di significati.
Il nuovo design nasce con quattro obiettivi: rafforzare il senso di identità europea, rendere le banconote ancora più sicure contro la contraffazione, migliorarne l'accessibilità e ridurne l'impatto ambientale.
Per questo sono stati scelti due possibili temi.
Il primo celebra la cultura europea con figure come Leonardo da Vinci, Maria Callas, Beethoven, Cervantes e Marie Curie.
Il secondo racconta la natura del continente attraverso fiumi e uccelli, simboli della biodiversità europea.
È un progetto studiato con attenzione, frutto di consultazioni pubbliche, esperti di design, storici, artisti e cittadini. E noi cittadini europei siamo stati invitati a scegliere la futura serie di banconote in euro tra i dieci disegni finalisti. C'è tempo fino al 21 settembre.
Poi però succede una cosa curiosa. La maggior parte delle persone, quando riceve una banconota, non la osserva. La piega. La infila nel portafoglio. La usa per pagare il conto al ristorante. Oppure la dimentica nella tasca dei jeans e la ritrova dopo il bucato.
È probabilmente l'oggetto più progettato del continente e, allo stesso tempo, uno dei meno contemplati.
Pensateci. Se vi chiedessero di descrivere la banconota da 20 euro senza prenderla in mano, quanti ci riuscirebbero davvero?
Ricordiamo perfettamente il PIN del bancomat, il codice fiscale, ma chiedeteci cosa c'è stampato sulla banconota da 50 euro e all'improvviso la memoria europea entra in modalità aereo.
Forse è il destino di un buon design. Quando funziona davvero, smettiamo perfino di accorgercene.
Eppure dietro quei pochi centimetri di carta ci sono anni di lavoro, tecnologie anti-contraffazione sofisticatissime, studi sull'usura, test con persone ipovedenti, materiali sempre più sostenibili e un esercito di grafici che discute per mesi sulla sfumatura di un blu.
Tutto questo per un oggetto che, nella maggior parte dei casi, resterà tra le dita meno di dieci secondi.
Forse è proprio questa la vera sfida. Creare le prime banconote che qualcuno, almeno una volta, si fermi davvero a guardare.