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giovedì 11 giugno 2026

Virale senza volerlo

Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda




Il 12 giugno 1942 Anne Frank ricevette un regalo per il suo tredicesimo compleanno: un diario. Non uno smartphone. Non l'accesso a TikTok. Un diario. Cioè un posto dove le parole non dovevano inseguire like, ma semplicemente avere qualcosa da dire.

Oggi scriviamo tutti, continuamente. Scriviamo per indignarci, per correggere, per accusare, per far sapere al mondo che abbiamo un’opinione anche sul tappo della bottiglia. Anne Frank scriveva invece per restare umana dentro una storia che stava facendo di tutto per negarlo.


È qui la differenza: noi spesso scriviamo per essere visti, lei scriveva per non perdersi. Affidava alla carta le sue paure, le sue speranze, l’ironia, l’adolescenza, la voglia di vivere


Il diario di Anne Frank ci ricorda che la scrittura non nasce per fare rumore. Nasce per trattenere qualcosa quando tutto il resto viene portato via.


Oggi abbiamo più mezzi di chiunque prima di noi, ma spesso meno silenzio. Confondiamo il parlare con il dire, il postare con il testimoniare, il commentare con il capire.


Non tutte le parole servono a convincere qualcuno. Le più importanti servono a non perdere sé stessi e a conservare la speranza, anche quando tutto sembra perduto.


A volte ciò che nasce nel silenzio di una stanza riesce a parlare al mondo intero per generazioni.


Anne Frank non aveva bisogno di diventare virale. È diventata eterna.




Di seguito alcune mie vecchie foto di quando visitai la casa di Anna Frank ad Amsterdam, al n. 263 di Prinsengracht, ovvero in quella che fu in parte l'abitazione dove rimasero nascosti per due anni la giovane ebrea tedesca  e la sua famiglia, assieme ai Van Daan, durante l'occupazione nazista nei Paesi Bassi.
 

Nel 1944, dopo aver ascoltato alla radio un appello del ministro dell'istruzione olandese in esilio affinché venissero conservate testimonianze della guerra, Anne iniziò anche a rivedere e riscrivere parte dei suoi appunti pensando a una futura pubblicazione. Da quel momento non scriveva più soltanto per sé stessa, ma anche per lasciare una testimonianza di ciò che stava vivendo. La sua aspirazione era diventare scrittrice. Forse è proprio questo che rende il suo diario così straordinario: nasce come il confidente segreto di una ragazza di tredici anni e finisce per diventare una delle testimonianze più importanti del Novecento.




Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi ogni mattina prima delle 7:00 e si può seguire anche su: Instagram e Facebook




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