Il Bicerin di Claudio Pasqua
- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
A Torino, quando arriva una novità, la prima reazione non è mai l’entusiasmo: è la sospensione del giudizio. Che tradotto significa: “Vediamo come finisce, poi eventualmente ci lamentiamo.”
L’intelligenza artificiale, per esempio. Tutti a parlare di rivoluzione epocale, di lavori che spariscono, di uffici che si automatizzano, di scuole che cambiano. A Torino invece la domanda è più sobria: “Ma ‘sto coso… timbra il cartellino?”
C’è chi teme che l’AI sostituisca i lavoratori. E chi, con maggiore realismo sabaudo, sospetta che al massimo sostituirà le riunioni.
A scuola si parla di innovazione: gli studenti usano l’AI, i prof lo sanno, e il sistema educativo reagisce con la classica risposta piemontese: “L'aso a l'é sempre aso fin-a con na bela valdrapa”… cioè: "L'asino è sempre asino, anche con una bella gualdrappa", cioè puoi pure usare Chat-GPT, ma se non usi la testa resti sempre in modalità “aggiornamento non riuscito”.
Negli uffici, invece, l’AI è vista come un collega silenzioso e fin troppo efficiente. Il che genera una certa ansia: non tanto perché lavora meglio, ma perché non chiede mai la pausa caffè.
Nel frattempo, l’intelligenza artificiale avanza. Ma con calma. Come tutto da queste parti. Perché qui non si teme il futuro. Lo si osserva. Si valuta. E, soprattutto, si rimanda a dopo le ferie.