- Il buongiorno del mattino in chiave sabauda
| Nucleare a Springfield |
Secondo alcuni ben informati, tra caro energia e dipendenza dall’estero, l’Italia starebbe tornando a parlare seriamente di nucleare.
L’Italia e il nucleare hanno sempre avuto una relazione complicata. Tipo ex fidanzati che si lasciano male ma continuano a controllarsi le storie su Instagram.
Per anni abbiamo detto: “Mai più nucleare. Troppo pericoloso.”
Francia, Stati Uniti, Cina, Corea del Sud, Giappone: mezzo mondo tecnologicamente avanzato investe nel nucleare.
Che poi è curioso, perché noi italiani sul nucleare abbiamo sempre avuto una posizione chiarissima: non vogliamo produrlo noi… però ci piace moltissimo comprarlo dagli altri. Soprattutto dalla Francia, pagandolo pure di più. Con i reattori a poche decine di chilometri dal confine, quindi con praticamente gli stessi rischi — ma senza i vantaggi industriali, energetici o economici.
In pratica abbiamo inventato il nucleare omeopatico: funziona solo se è diluito oltreconfine.
Io sotto un post del Governo Meloni che diceva: “Garantire sicurezza energetica e indipendenza strategica all’Italia è l’obiettivo prioritario del Governo” ho commentato ingenuamente: “Era ora!”
E subito arriva il commento di siamonelmatrix68, che scrive: “In che senso? Accantonare soldi oggi per vedere una centrale tra vent’anni? Sempre se saremo vivi...”
A quel punto il mio gatto — che è un animale molto impulsivo e con forti opinioni sulle infrastrutture — si è avvicinato alla tastiera e ha iniziato a passarci sopra avanti e indietro, come fanno tutti i gatti quando vedono un PC acceso.
E infatti è partito questo suo messaggio:
2580 a.C. — Grande Piramide di Cheope
“In che senso costruirla oggi se ci vogliono 20 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
220 a.C. — Grande Muraglia Cinese
“In che senso iniziarla oggi se ci vorranno secoli? Forse chissà se saremo vivi…”
40 d.C. — Pont du Gard, acquedotto romano
“In che senso costruirlo oggi se ci vogliono 40 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1296 — Santa Maria del Fiore
“In che senso iniziare oggi se sarà finita tra 140 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1386 — Duomo di Milano
“In che senso costruirlo oggi se ci vorranno 500 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1396 — Certosa di Pavia
“In che senso iniziarla oggi se ci vorrà un secolo? Forse chissà se saremo vivi…”
1503 — Monna Lisa
“In che senso dipingerla oggi se ci vorranno 14 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1506 — Basilica di San Pietro
“In che senso costruirla oggi se serviranno 120 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1572 — Reggia di Caserta
“In che senso iniziarla oggi se servirà un secolo? Forse chissà se saremo vivi…”
1881 — Canale di Panama
“In che senso scavarlo oggi se ci vorranno 33 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1885 — Vittoriano
“In che senso costruirlo oggi se ci vorranno 26 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1882 — Sagrada Familia
“In che senso iniziarla oggi se ci vorranno oltre 140 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1930 — Vaccino contro la poliomielite
“In che senso investire oggi se serviranno oltre 20 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1959 — Sydney Opera House
“In che senso costruirla oggi se serviranno oltre 20 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1970 — GPS
“In che senso svilupparlo oggi se ci vorranno 20 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1980 — CERN / Large Hadron Collider
“In che senso investire oggi se serviranno 25 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1990 — Sequenziamento del Genoma Umano
“In che senso iniziarlo oggi se serviranno oltre 13 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
1998 — International Space Station
“In che senso costruirla oggi se ci vorranno 13 anni? Forse chissà se saremo vivi…”
Dal modo in cui il mio gatto mi ha fissato ho capito una cosa: che queste sono solo alcune delle opere, delle scoperte e delle infrastrutture che non sarebbero mai esistite se l’umanità avesse ragionato soltanto in termini di ritorno immediato, convenienza del momento o “tanto io non la vedrò finita”.
Le grandi civiltà costruiscono cose che durano più di un mandato, più di un sondaggio e soprattutto più di un commento su Facebook.
E devo dire che, per essere un animale che si spaventa dei cetrioli, ha una visione strategica sorprendentemente di lungo periodo.
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