C’è qualcosa di magnificamente britannico nell’idea di convocare 172 tra scrittori, critici e accademici da tutto il mondo per decidere quali siano i 100 romanzi più grandi di sempre, che titolerei “I 100 migliori romanzi secondo persone che correggono la tua pronuncia di ‘Proust’”
Il Guardian ha trasformato questa ossessione letteraria in una macchina quasi scientifica: ogni partecipante ha indicato i propri dieci romanzi preferiti in ordine di importanza, poi è entrata in scena la matematica — che, applicata alla letteratura, conserva sempre qualcosa di profondamente sospetto. Frequenza delle citazioni, peso della posizione in classifica, media ponderata: praticamente Wimbledon, ma con più depressione russa e meno fragole con panna.
E così, dopo questo conclave internazionale della narrativa, sul trono è salita Middlemarch di George Eliot. Perché gli inglesi, quando devono scegliere il romanzo perfetto, optano sempre per qualcuno che soffre con eleganza in una casa umida dell’Ottocento.
Subito dietro arrivano Amatissima di Toni Morrison e Ulisse di James Joyce. Il che significa che, per essere considerato immortale, un romanzo deve almeno soddisfare uno dei seguenti requisiti: devastarti emotivamente, annientarti linguisticamente oppure costringerti a prendere appunti mentre lo leggi.
La cosa più bella, però, è l’inevitabile indignazione dei lettori: ogni lista dei “100 migliori romanzi” serve soprattutto a ricordare a tutti che il proprio autore preferito è stato scandalosamente ignorato.
Naturalmente nei primi venti entrano anche Anna Karenina, Guerra e pace, Orgoglio e pregiudizio, Jane Eyre: l’equivalente letterario di quei nobili piemontesi che non saltavano una stagione al Regio neppure mentre il Regno andava a fuoco.
Molto elegante anche la presenza italiana: Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa al numero 46 — e onestamente sarebbe piaciuto parecchio ai sabaudi, con tutta quella malinconia aristocratica del “cambiare tutto perché nulla cambi”. Poi Elena Ferrante con L’amica geniale e Calvino con Le città invisibili, che entra in classifica come quel parente intellettuale che parla poco ma, quando apre bocca, tutti fingono di capire immediatamente.
Grande assente: William Shakespeare.
La vera rivoluzione, però, è un’altra: le scrittrici presenti sono più che raddoppiate rispetto alla lista del 2003. Da 16 a 36 autrici.
E allora una classifica la facciamo anche noi, tra i più preferiti di sempre, e su 5 individui 4 sono proprio donne.
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William Shakespeare — stimato tra 2 e 4 miliardi di copie
(squalificato per vantaggio sleale: 400 anni di ristampe scolastiche obbligatorie) -
Agatha Christie — circa 2 miliardi
La vera macchina industriale del giallo. -
Barbara Cartland — circa 700 milioni / 1 miliardo
Letteralmente la Marvel del romanzo rosa. -
Danielle Steel — oltre 800 milioni secondo alcune stime
Ancora oggi pubblica a ritmi quasi offensivi per il resto dell’umanità. -
J. K. Rowling — oltre 600 milioni
Con solo una saga principale. Efficienza britannica.