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lunedì 27 aprile 2026

La Traviata della Fenice

Il Bicerin di Claudio Pasqua


Il buongiorno del mattino in chiave sabauda



Per un giorno siamo tutti diventati maestri in direzione d’orchestra. Tutti a commentare la vicenda della Fenice di Venezia con l’interesse febbricitante di chi riconosce, nel dramma altrui, la planimetria precisa del proprio condominio interiore.


Io stesso, che non distinguo un’ouverture da un jingle dei sofficini, mi sono ritrovato ieri a spiegare a un’amica come si giudica un “direttore musicale”. Con la sicurezza adamantina di chi ha letto due titoli e mezzo su Facebook, che nel nostro Paese costituisce titolo accademico sufficiente.


La vicenda, nella sua essenza, è di quelle che Bertie Wooster avrebbe definito immediatamente an "ungodly mess" e che in piemontese si rende con maggiore precisione con “ambaradán”.

Una donna viene nominata a dirigere uno dei teatri più prestigiosi del mondo. L’orchestra non gradisce. Seguono sette mesi di resistenza passiva, spille all’occhiello, comunicati, volantini e un repertorio da far impallidire Ludwig van Beethoven: Sinfonia n.1 in Mugugno minore, Concerto per Archi e Malumore e il celebre Disappunto in Re maggiore. 


Accade poi che lei rilasci un’intervista a un giornale argentino e dichiari che certi posti in orchestra si tramandano di padre in figlio. Apriti cielo.


Ora: mia madre sosteneva la stessa identica cosa dei proprietari della farmacia sotto casa. E probabilmente con maggiore supporto documentale. Ma mia madre non dirigeva la Fenice, e soprattutto non rilasciava interviste internazionali.


Il Sovrintendente, che l'aveva nominata lui stesso, annuncia che quelle parole sono incompatibili con i principi della Fondazione. E lo fa come una madre comunicherebbe alla figlia che il suo nuovo golf di lana color limone non è esattamente indicato per il pranzo dalla zia Agatha. Calma. Definitiva. Senza appello.


La notizia fa il giro del mondo e finisce perfino sul The Washington Post, che già di suo stupisce: con tutto quello che hanno gli americani da seguire in casa propria, hanno trovato il tempo di interessarsi anche alle dinamiche sindacali dei violoncelli veneziani.


E gli orchestrali, saputa la notizia, che fanno? Individui che normalmente comunicano il massimo dell'entusiasmo con cenni minimi del sopracciglio, improvvisamente trasformati in tifosi da curva.  Applausi, abbracci, qualcuno — giuro — ha pianto.


Siamo un Paese straordinario. Trasformiamo ogni comunicato stampa in un atto finale, ogni riunione in un in un libretto d'opera, ogni licenziamento in un Ouverture. 



Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano.






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