di Claudio Pasqua

Esiste un filo invisibile che collega la cupola del Brunelleschi a un numero primo, le infiorescenze di un girasole ai sonetti di Shakespeare, la musica di Messiaen alla serie di Fibonacci? Per Marcus Du Sautoy, matematico dell'Università di Oxford e uno dei più brillanti divulgatori scientifici del panorama internazionale, la risposta è sì — ed è proprio questo filo a costituire l'ossatura del suo ultimo libro, La matematica della creatività, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri nel 2026.
Il saggio parte da una provocazione semplice quanto feconda: la convinzione diffusa che matematica e arte siano mondi opposti, quasi inconciliabili, è uno stereotipo che non regge all'esame dei fatti. Du Sautoy rovescia questa visione con eleganza e rigore, dimostrando che le strutture matematiche — simmetria, frattali, sezione aurea, geometria iperbolica, solidi platonici — non sono astrazioni fredde confinata nelle aule universitarie, ma l'alfabeto segreto con cui l'universo, la natura e l'arte stessa si esprimono.
Il libro si muove con disinvoltura attraverso un paesaggio storico e geografico vastissimo. Un capitolo può portarci nell'architettura rinascimentale fiorentina, il successivo nelle pagine di Infinite Jest di David Foster Wallace o nei romanzi combinatori di Italo Calvino. Du Sautoy non sceglie un solo campo d'indagine: la sua esplorazione abbraccia disegno, musica, letteratura, danza e architettura, cercando in ciascuna disciplina le impronte digitali della matematica. Il risultato è un'opera enciclopedica nella portata ma mai enciclopedica nel tono: la prosa scorre vivace, spesso sorprendente, capace di trascinare il lettore da un'intuizione all'altra senza mai appesantirlo con formalismi inutili.
Uno dei meriti maggiori di Du Sautoy è quello di non trattare il rapporto tra matematica e arte come una colonizzazione della seconda da parte della prima. Al contrario, l'autore insiste sulla reciprocità: se la matematica ha dato agli artisti strumenti e strutture, l'arte ha spesso anticipato intuizioni matematiche, e una mentalità creativa è, secondo lui, indispensabile per fare nuova matematica. È questa doppia direzione a rendere il libro davvero originale rispetto alla tradizione della divulgazione scientifica, che tende a mettere le scienze esatte su un piedistallo separato dal resto della cultura umana.
Non mancano passaggi in cui l'autore rischia di sovraccaricare il lettore con esempi troppo ravvicinati, dove il ritmo narrativo rallenta sotto il peso di riferimenti accumulati. È il difetto tipico dei libri ambiziosi: la vastità del progetto porta talvolta a sacrificare la profondità di analisi in favore dell'ampiezza del campionario. Chi si aspettasse un'analisi musicologica approfondita di Messiaen o una critica letteraria densa di Calvino rimarrà probabilmente con qualcosa di inappagato. Ma forse non è quello l'obiettivo di Du Sautoy: il libro funziona meglio come mappa panoramica, come invito a esplorare, che come guida dettagliata di un singolo territorio.
Tradotto con cura e pubblicato nella collana scientifica di Bollati Boringhieri, La matematica della creatività si rivolge a un lettore curioso e aperto, non necessariamente specialista né di matematica né di arte. È un libro che può cambiare il modo in cui si guarda una cattedrale, si ascolta un quartetto d'archi o si legge una poesia — non perché riduca tutto a numeri, ma perché mostra quanto i numeri siano, in fondo, una forma di meraviglia.
Un saggio coraggioso e necessario, in un'epoca in cui la separazione tra cultura scientifica e cultura umanistica continua a produrre incomprensioni. Du Sautoy costruisce un ponte solido tra i due versanti, e lo fa con la generosità di chi sa che la bellezza, in qualunque forma si manifesti, parla sempre la stessa lingua.
Marcus Du Sautoy, La matematica della creatività. Come i numeri danno forma al mondo, Bollati Boringhieri, 2026, 368 pp., 27,00 €