Cari amici terrapiattisti, voi che credete che "non siamo mai stati sulla Luna" — permettete che vi abbracci, idealmente da lontano, con lo stesso entusiasmo con cui si abbraccia un cactus.
Voi, dunque, siete convinti che il luglio del 1969 fosse teatro. Che la NASA avesse chiamato Stanley Kubrick — fresco di 2001: Odissea nello spazio — e che lui avesse risposto "ci sto, famolo strano".
Che trecentomila tecnici, ingegneri, astronauti, giornalisti e — dettaglio non trascurabile — anche gli scienziati sovietici, rivali giurati degli americani, abbiano cospirato in allegra armonia per mezzo secolo senza che nessuno, nemmeno per dispetto o per un contratto migliore, tirasse fuori una prova. Una riservatezza ammirevole. I Savoia, regnando proprio da Torino, non riuscirono a mantenerne una simile nemmeno per le questioni di palazzo.
Ma osservate la piccola ironia cosmica. Mentre digitate le vostre teorie su internet, mentre condividete i vostri video su YouTube, mentre vi connettete al WiFi del bar per spiegare ai follower che lo spazio è una bugia — sappiate che state usando tecnologie nate esattamente da quelle missioni che considerate finzione. E mentre voi dubitate, c'è chi lavora. In silenzio, con serietà, con i numeri sul tavolo.
C'è il Piemonte, per esempio. Quella regione che molti associano ancora al Gianduiotto e alla Juventus, ma che cela — anzi, esibisce con legittimo orgoglio — una delle filiere aerospaziali più rilevanti d'Europa. I numeri: circa 350 aziende, 35.000 addetti, 8 miliardi di euro di fatturato annuo. Il cluster piemontese concentra il 20% degli addetti italiani dell'intero settore aerospaziale. Un quinto d'Italia. Da qui, dalla pianura tra le Alpi e il Po, dove secondo alcuni il cielo sarebbe un soffitto dipinto.
Il 13 aprile scorso una missione del Politecnico in Canada del Sistema Piemonte, ha portato Torino nel cuore di uno dei tre hub aerospaziali mondiali. Montréal, insieme a Seattle e Tolosa, è una capitale globale del settore. Lì, il Distretto Aerospaziale Piemonte ha incontrato AeroMontréal, il colosso CAE — leader planetario nella simulazione e nell'addestramento aeronautico — e il governo del Québec, con cui si è discusso di intelligenza artificiale, meccanica di precisione, avionica avanzata e sistemi dual-use. Da Toronto, invece, sono arrivati i contatti con l'Ontario Institute for Cancer Research, la McGill University e il celebre SickKids Research Institute: perché il Piemonte nello spazio non porta solo razzi. Porta anche la medicina.
Dunque, cari amici del disco terrestre, ecco il quadro nella sua luminosa sintesi: mentre voi cercate il "bordo del mondo" su Google Maps — usando, lo ripetiamo con affetto, tecnologia satellitare — Torino stringe accordi intercontinentali per costruire il futuro dell'aerospazio.
La Mole Antonelliana, come sempre, punta verso l'alto.
E lassù, care anime piatte, non c'è groviera. C'è toma piemontese.
Il Bicerin - Torino Plus