Lo studio olandese si aggiudica il concorso internazionale per il progetto che ridisegnerà architettura e identità della Linea 2 della metropolitana di Torino.
La vittoria di UNStudio, guidato da Ben Van Berkel, al concorso internazionale di idee per la Linea 2 della metropolitana di Torino segna un passaggio cruciale nella trasformazione dell’infrastruttura in architettura urbana. Non si tratta semplicemente di progettare stazioni, ma di costruire un sistema coerente di spazi, materiali e segni capaci di dialogare con la città e con la sua storia, reinterpretandola in chiave contemporanea.
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| Accesso Metro da porticato Palazzo Carignano |
In una competizione di altissimo profilo, che ha visto confrontarsi studi come Zaha Hadid Architects e Kengo Kuma, la proposta di UNStudio è stata premiata per la qualità architettonica complessiva, la chiarezza del linguaggio progettuale e l’attenzione al rapporto tra infrastruttura, spazio pubblico e percezione dell’utente. Sotto la presidenza di Dominique Perrault, la giuria ha riconosciuto nel progetto un equilibrio raro tra forza concettuale e concretezza costruttiva.
Un’identità architettonica unitaria e modulare
Il cuore del progetto risiede nella definizione di un’identità architettonica continua lungo l’intera linea. Le stazioni sono concepite come elementi modulari e flessibili, capaci di adattarsi ai diversi contesti – dal parco lineare dell’ex Trincerone ferroviario al tessuto denso del centro storico – senza perdere coerenza formale.
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| livello atrio |
L’ispirazione ai portici torinesi non è un semplice richiamo iconografico, ma diventa un principio spaziale: sequenze ritmiche di arcate, strutture leggere e pensiline espandibili costruiscono percorsi protetti e riconoscibili, trasformando l’accesso alla metropolitana in un’esperienza urbana familiare. La stazione non è più un oggetto isolato, ma un frammento di città che prolunga lo spazio pubblico e ne rafforza la continuità .
Le stazioni fuori terra: padiglioni nel paesaggio
Nel tratto nord, lungo il nuovo parco lineare, le stazioni fuori terra sono pensate come padiglioni immersi nel verde. La scelta architettonica privilegia leggerezza, permeabilità e trasparenza: volumi laterali più tecnici ospitano le funzioni di servizio, mentre il padiglione centrale diventa uno spazio civico aperto, attraversabile, quasi una piazza coperta.
| ingresso |
Qui l’infrastruttura si fa architettura pubblica, capace di accogliere non solo i flussi dei passeggeri ma anche la vita quotidiana del quartiere. Il passaggio dall’arco al telaio strutturale racconta visivamente la transizione tra memoria storica e linguaggio contemporaneo, rendendo la stazione un segno riconoscibile nel paesaggio urbano.
Le stazioni interrate: luce, materia e orientamento
Nel sottosuolo, il progetto lavora sulla percezione e sull’esperienza sensoriale. L’accesso alle banchine diventa il momento in cui l’identità della stazione si rivela pienamente: superfici, colori e pattern sono calibrati in relazione al contesto culturale circostante, creando una narrazione spaziale che accompagna il viaggiatore.
La luce gioca un ruolo centrale. In corrispondenza delle scale e degli ascensori, elementi luminosi sospesi – reinterpretazione contemporanea dei lampadari storici – guidano il movimento e integrano illuminazione e comfort acustico. In banchina, l’illuminazione indiretta costruisce un’atmosfera calma e raccolta, riducendo lo stress visivo e migliorando la qualità dell’attesa.
Materiali come linguaggio architettonico
La scelta dei materiali è parte integrante del progetto architettonico. Alluminio, vetro e acciaio dialogano con ceramica, terrazzo e pietre locali come porfido e Luserna, componendo un lessico materico che unisce innovazione e tradizione. Ogni materiale è selezionato non solo per il suo valore estetico, ma per durabilità , manutenzione, prestazioni acustiche e sostenibilità .
Questa attenzione trasforma la metropolitana in un’infrastruttura longeva e responsabile, capace di mantenere nel tempo qualità spaziale e identità . La Linea 2 diventa così un progetto urbano a tutti gli effetti: non solo un sistema di trasporto, ma un dispositivo architettonico che contribuisce a ridefinire l’immagine contemporanea di Torino, ricucendo parti di città e costruendo nuove centralità riconoscibili.



