A cura di Giovanni Firera
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| Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della visita al villaggio olimpico di Milano Cortina 2026 (foto Quirinale) |
L’apertura dei Giochi Invernali di Milano Cortina 2026 non è stata soltanto l’inizio di una grande competizione sportiva: è stata una dichiarazione d’identità, un manifesto culturale, un atto di orgoglio collettivo. L’Italia si è raccontata al mondo con il linguaggio che le è più congeniale — quello della bellezza — trasformando la cerimonia inaugurale in un racconto corale capace di tenere insieme storia e futuro, tradizione e visione. Sul palcoscenico che unisce idealmente Milano e Cortina d’Ampezzo — e che si estende, nel sentire del Paese, fino a Torino, fulcro di manifestazioni e memoria olimpica — l’Italia ha mostrato la sua anima stellare: creativa senza essere ridondante, elegante senza essere fredda, profondamente umana pur nella grandiosità dello spettacolo. Luci, suoni e immagini hanno disegnato una geografia emotiva del Paese, dove le Alpi dialogano con le metropoli, l’artigianato con la tecnologia, la memoria con l’innovazione.
Non c’è stata retorica, ma narrazione. Ogni quadro della cerimonia ha restituito l’idea di un’Italia che non si limita a custodire il passato, ma lo rilegge e lo rilancia. La creatività italiana — fatta di design, musica, moda, architettura e ingegno — è apparsa in tutta la sua bellezza, capace di parlare a tutte le generazioni e a tutte le latitudini. Un’Italia che non alza la voce, ma incanta; che non ostenta, ma convince. La vera forza di questa apertura è stata la sua misura. In un’epoca di eccessi e spettacolarizzazioni forzate, Milano e Cortina hanno scelto l’armonia. Hanno scelto di raccontare il Paese attraverso il ritmo, la luce, il gesto essenziale, i colori. È emersa così un’idea alta di bellezza: non decorativa, ma civile; non autoreferenziale, ma condivisa. Una bellezza che unisce, che accoglie, che costruisce ponti — proprio come lo spirito olimpico impone.
E Torino, in questa geografia emotiva, ha avuto il ruolo di cerniera e di amplificatore: la città che vent’anni fa ha vissuto i Giochi e che oggi ne riaccende l’eco, trasformando Piazza Castello in un luogo di racconto e partecipazione, con l’arrivo della Fiamma e l’accensione del braciere come gesto simbolico di continuità tra passato e futuro. In questo senso, l’Italia stellare che si è mostrata al mondo non è stata un’astrazione, ma una promessa concreta. La promessa di un Paese che sa essere moderno senza rinnegarsi, competitivo senza perdere umanità, internazionale senza smarrire la propria voce. I Giochi Invernali iniziano sotto questo segno: quello di un’Italia che brilla non per vanità, ma per consapevolezza. Milano-Cortina 2026 parte così, con un’immagine potente e gentile insieme. Un’Italia che si offre al mondo non come cartolina, ma come esperienza. Non come mito immobile, ma come storia in movimento.
Torino: cosa ha fatto e chi (tra i torinesi) ha partecipato:
- Torino ha ospitato una tappa del Viaggio della Fiamma Olimpica con evento pubblico in Piazza Castello(narrazione, musica, intrattenimento e accensione del braciere).
- Ultimo tratto della Fiamma e accensione del braciere: Pecco Bagnaia e Giorgio Chiellini.
- Sul palco e nei momenti di memoria legati a Torino 2006: Evelina Christillin, Valentino Castellani e Tiziana Nasi; presenti anche il sindaco Stefano Lo Russo, l’assessore Domenico Carretta e (nel ricordo) Sergio Chiamparino.
