a cura di Giuseppe Roddi
Un incendio foriero di numerose, giovani vittime e danni estremi alle persone, quello avvenuto nella nota località sciistica di Crans Montana, in Svizzera, induce alle riflessioni più cupe sulle origini e, soprattutto, sulle condotte tenute (od omesse) sul fuoco e gli esplosivi.
Di converso, un libro dalla lettura agevole sui fuochi d’artificio, nelle loro diverse, policrome espressioni, permette di avere uno spaccato dei casi in cui si utilizza coscientemente e in una maniera corretta lo strumento esplosivo nelle sue varie forme, con finalità ludiche e spettacolari.
Dalla cronaca alla teoria: la prima, orrenda, dovuta – fra l’altro – ad utilizzo improvvido e non ben protetto di strumenti pirotecnici, la seconda, di taglio illustrativo, volta a presentare strumenti che sono belli a vedersi e di simpatica fruizione, ma che possono condurre, se realizzati o gestiti in modo non accorto, anche a conseguenze perniciose.
Il libro di Michelangelo Fornaro Passione per il fuoco. I fuochi d’artificio conoscerli per amarli, apparso a Napoli presso Langella edizioni, si occupa di un tema che spesso viene vissuto – soprattutto, visto – in modo distaccato, da mero spettatore, senza essere penetrato nel suo intimo e, in particolare, spiegato per quello che rappresenta realmente.
Si tratta, infatti, di un’attività pericolosa che, ove sia svolta in modo professionale e rigoroso, può essere proficua e, oltre a realizzare spettacoli apprezzabili di un certo interesse, costituire una redditizia e lecita fonte di lucro.
Come dice Pasquale Scialò nell’introduzione, questo libro “è una vera e propria guida alla comprensione dello spettacolo pirotecnico: un artigianato effimero che consente ancora oggi di vivere una reale esperienza immersiva nell’era della realtà virtuale”.
Quello dei “fuochi” è un mondo “celato e pericoloso”. “Creare meraviglia, sfidare il fuoco, questi sono i principi che muovono” i “fuochisti” nella loro non semplice attività , che vanta radici antiche e che, se gestita correttamente e responsabilmente, continua a rappresentare un qualcosa di buono, gradevole e perfino utile.
Quali e quante tipologie di artifici esistono, con possibilità espressive svariate, preparate da accurata ricerca e maestria: l’arte dei fuochi d’artificio è un’eredità secolare, che si è tramandata di generazione in generazione.
Spesso la musica si è accompagnata alla manifestazione pirotecnica, introducendola o accompagnandola. È famosa l’opera che Georg Friedrich Haendel compose espressamente per i fuochi d’artificio reali.
Una precisa e brillante descrizione della teoria e della tecnica per la realizzazione di spettacoli piromusicali si trova nelle Istituzioni di pirotecnia di Marcello Calà Ossorio (Napoli, 1819), primo autore nella storia della trattatistica specialistica a dare informazioni dettagliate, perfino illustrando un pentagramma con l’associazione note-botti.
Anche la Chiesa detiene un proprio ruolo nell’uso di questi strumenti.
Se il luogo d’origine è Napoli, il fenomeno si pone endemico in tutta Italia e nel mondo: quale celebrazione, nel Nord Europa, negli Stati Uniti, in Francia, in Sud America, perfino in Svizzera (ove celebrano a suon di botti il patrono il 1 agosto di ogni anno), non è accompagnata, seguita, completata da spettacoli del genere, di vario contenuto coreografico?
Da una fase più semplice ed artigianale, grazie anche al progresso delle polveri ed all’uso militare, i botti hanno ricevuto impulso e sviluppo.
Oggi si assiste per lo più a due tipi di spettacoli pirotecnici: diurni e notturni. I primi sono focalizzati sull’effetto sonoro e con fumogeni colorati, mentre i secondi combinano effetti visivi e acustici. L’autore si sofferma su questi ultimi, nelle loro multiformi manifestazioni.
Lo spettacolo è scandito da una sorta di punteggiatura, costituita da segnali uditivi e visivi che il pubblico appassionato è in grado di riconoscere e seguire. Parte cospicua è dedicata alle bombe, con stelle al centro e cilindrico esterno, con guarnizioni composte, altre tipologie, nonché la “grande bomba”.
Quindi, si passa allo spettacolo pirotecnico, all’espressione – spesso di notevole valore artistico – che si compone di montaggio, struttura, linguaggio pirico vero e proprio, degno di essere colto nelle sue peculiarità .
Nell’esporre questo argomento, attraverso un dialogo fra cultura alta e bassa ci accompagna l’autore, che è persona simpatica e capace: regista e animatore con esperienza consolidata nel cinema, nelle arti visive e nella stop-emotion; musicista, in particolare chitarrista, è tra i fondatori dell’associazione culturale Camera Film.
Dopo aver richiamato l’attenzione su questo pregevole libro, che andrebbe conosciuto da tutti gli appassionati di “fuochi” e non solo, piace congedarci facendo nostra la raccomandazione dell’autore di non scherzare con i fuochi, perché “(…) sono molto pericolosi, la materia di cui sono composti è instabile e imprevedibile, il rischio dell’esplosione incontrollata è sempre in agguato, per cui l’accesso non è agevole e non è per tutti”.
Buona lettura!
Giuseppe Roddi