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A Torino, davanti a un Bicerin, si ha sempre l’illusione di capire il mondo: tre strati, ordinati, perfetti. Peccato che sotto la superficie sia tutto più complicato.
Ce lo spiega Joseph Fourier, un matematico che prende il caos e lo trasforma in onde. La sua intuizione è semplice e pericolosa: ciò che sembra disordine è solo una somma di elementi più piccoli, ordinati. Basta scomporli.
Da lì in poi, il mondo cambia. Suoni, immagini, dati: tutto può essere analizzato, spezzato, ricostruito. Controllato.
Oggi lo chiamiamo algoritmo.
I social funzionano esattamente così: prendono la realtà, la scompongono in segnali – like, click, tempo di visualizzazione – e la ricompongono in un flusso su misura. Il tuo flusso.
E qui nasce l’illusione: crediamo di scegliere cosa leggere, cosa guardare, cosa pensare. In realtà scorriamo dentro una realtà già riorganizzata per noi. Ottimizzata, filtrata, prevedibile.
Non vediamo il caos del mondo. Vediamo la sua versione “Fourierizzata”.
È un po’ come essere dentro The Matrix: pensi di scegliere, ma in realtà qualcuno – o qualcosa – ha già deciso per te.
L’algoritmo ha già scelto.
Succede ogni giorno, senza che te ne accorga:
Se guardi un video di viaggi, vedrai altri viaggi.
Se clicchi su politica, ti arriverà altra politica.
Se ti fermi su un contenuto polemico, ne arriveranno sempre di più.
Ci mostra contenuti contestuali: cioè rilevanti per noi, basati su quello che abbiamo fatto prima.
Non scegliamo davvero cosa vedere: scegliamo solo tra opzioni già filtrate. Si chiamano anche Echo Chambers.
Come in Matrix, la pillola l’hai già presa.
Joseph Fourier lo aveva previsto, con due secoli di anticipo. E viene quasi da immaginarselo mentre sorride, soddisfatto.
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Il bicerin: tre strati, come vuole la ricetta: uno sguardo lucido sull'attualità, una nota amara di realtà, un fondo caldo di umanità. Da leggere piano. Lo trovi al mattino su Torino.plus e anche su: Instagram e Facebook