Il 13 agosto 1866, a Villar Perosa, nasceva Giovanni Agnelli, futuro fondatore della FIAT e soprattutto uno degli uomini destinati a cambiare Torino più di quanto avrebbe fatto qualunque piano regolatore.
All’epoca nessuno poteva immaginarlo. Anche perché l’automobile praticamente non esisteva ancora.
Agnelli avrebbe contribuito a fondare la Fabbrica Italiana Automobili Torino nel 1899. Nome solenne, sabaudo, industriale. Poi qualcuno ebbe la brillante idea di accorciarlo in FIAT, evitando ai torinesi di dover pronunciare quattro parole ogni volta che si rompeva la macchina.
Da quel momento Torino e l’automobile diventarono praticamente una cosa sola.
Per decenni, se chiedevi a un torinese dove lavorasse, c’erano buone probabilità che rispondesse: «In FIAT».
Se non lavorava in FIAT, lavorava per qualcuno che lavorava per la FIAT.
E se nemmeno quello, probabilmente aveva almeno una 500 parcheggiata sotto casa.
Con Agnelli comincia una trasformazione gigantesca: fabbriche, operai, tecnici, ingegneri, migrazioni interne, quartieri che crescono e una città che da ex capitale del Regno diventa una delle grandi capitali industriali d’Europa.
Poi arriveranno il Lingotto, Mirafiori, le utilitarie, gli scioperi, le catene di montaggio e generazioni di piemontesi convinte che il rumore di un motore freddo alle sette del mattino fosse un fenomeno naturale, come la nebbia.
Giovanni Agnelli morì nel 1945, ma il cognome sarebbe rimasto legato a Torino per tutto il Novecento.
Perché a Torino puoi cambiare sindaco, squadra di calcio e perfino bar del bicerin.
Ma prima o poi, nella conversazione, spunta sempre un Agnelli.
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