Apprendo dal rapporto Giovannini che noi europei viviamo meglio degli americani.
Chiamo mia madre. . «Cosa vogliono?» sibila. Le elenco i motivi — equità, sostenibilità, sanità pubblica, città vivibili.
Silenzio lungo. Poi: «Allora sotto c’è una fregatura.»
Mia madre non è sabauda di nascita, ma di metodo: ogni gioia va subito ridimensionata, contestualizzata e, se possibile, rimproverata.
È la formula con cui i sabaudi esorcizzano la felicità. Giacomo Leopardi ci vedeva un inganno della natura; il piemontese la liquida, più sobriamente, con un «lasa perd».
Quello che sostiene Enrico Giovannini è che in Italia si vive meglio per via della sanità pubblica universale, più tempo libero, disuguaglianze meno marcate e una maggiore sicurezza sociale. Ci sono meno occasioni per arricchirsi in fretta, ma anche meno rischio di cadere. Un benessere diffuso, che però fatica a essere percepito e raccontato.
Il problema è che noi non sappiamo cosa farcene di una buona notizia. Un americano, davanti allo stesso rapporto, organizzerebbe una parata, aprirebbe un podcast e una linea di merchandising. Il torinese, invece, se per caso riceve una buona notizia — che so, la bolletta dell’Iren che è davvero diminuita — festeggia in silenzio, e non lo dice a nessuno: A sa mai, si rischia di attirare la sfortuna.
Gli americani hanno il sogno americano.
Noi abbiamo il sospetto subalpino.
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